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BAGNOLI DI SOPRA

Cogeneratore, un affare che spacca un paese

Il «caso Cosecon», la storia infinita che affligge la Bassa

padovana, spacca il paese di Bagnoli di Sopra. Da una parte l'ostinata difesa del bene pubblico, dall'altra l'altrettanto decisa volontà di non accettare espropri di trasparenza. E un gruppo di persone ha scelto di sfidare a viso aperto i potentati - politici e non solo - considerati intoccabili
 PADOVA. E' un altro capitolo del «caso Cosecon», la storia infinita che affligge la Bassa padovana.

 Ma si può leggere anche come resistenza popolare, una specie di moderna lotta di Liberazione: l'ostinata difesa del bene pubblico e l'altrettanto decisa volontà di non accettare espropri di trasparenza.

 A Bagnoli di Sopra (paese di 3.750 abitanti, un angolo della provincia che sembra non far mai notizia) un gruppo di persone ha scelto di sfidare a viso aperto i potentati - politici e non solo - considerati intoccabili.

 Si tratta di gente normale, con lavori d'ogni tipo e una vita tranquilla, che però non pensa sia giusto né democratico - tanto meno dignitoso - piegare la testa di fronte a decisioni calate dall'alto senza tanti complimenti. In pochi minuti di seduta da parte di un'Amministrazione comunale, che sulla carta era pure «ulivista». Come recitano i verbali, arrivando addirittura a confondere l'acronimo nimby («Non nel mio giardino di casa») con qualche misterioso pericolo. Comunque, senza sentire la necessità di non prendere per oro colato la pratica avviata dal Cosecon (via Bruxelles).

 Poco lontano, a Bagnoli, c'era chi non alzava bandiera bianca di fronte al muro di gomma. Cittadini normali che hanno dato vita ad un'associazione che prende il nome da una vecchia strada di paese. Si sono rimboccati le maniche, hanno studiato pile di documenti e si sono organizzati.

 Il Cosecon non li aveva mai convinti. Anzi, alcuni erano stati puntuali profeti delle catastrofi messe in cantiere dal Consorzio per lo sviluppo del Conselvano (trasformato poi in società per azioni) e diventato la calamita degli interessi che ora vedono anche sul banco degli imputati esponenti di ogni schieramento politico, compresi amministratori "rossi".

 A Bagnoli avevano visto perfettamente quel che si è concretizzato nell'arco di un decennio, ma venivano bollati come Cassandre, nemici del progresso, utili idioti, contestatori magari perfino prezzolati. Avevano ragione loro, come i fatti (e i conti) hanno ampiamente dimostrato.

 Ora a Bagnoli hanno un altro bel problema. Si chiama cogeneratore. Un bussolotto che vale 8,8 milioni di euro, cifra dell'appalto vinto dal Consorzio stabile di imprese (formato da Mattioli costruzioni e Ste Energy). Pronto a bruciare nei motori diesel olio di colza, soia o palma per produrre qualche kilowatt di «energia verde». E' in base a questo meccanismo che il Cosecon ha potuto attingere ai finanziamenti dell'Unione europea.

 Fisicamente, l'impianto di cogenerazione è piazzato nell'ultimo lembo di territorio di Conselve, Comune che ha deciso di ospitarlo su richiesta del Cosecon. Ma il bussolotto nuovo di zecca minaccia di scaricare su Bagnoli tutto l'impatto ambientale. Dalle nano particelle frutto dell'incenerimento al traffico pesante, con i rifornimenti di olio scaricati a Venezia anche dall'Asia.

 Rischi per la salute, dunque, e per la qualità della vita di un intero paese. Tant'è che l'arrivo del cogeneratore ha fatto crollare, da tempo, il valore immobiliare delle abitazioni nell'intera zona residenziale. Mentre non risolverà di certo il problema dell'occupazione in quest'angolo di Bassa, se bastano un paio di addetti a farlo funzionare.

 Così, purtroppo, Bagnoli fa notizia. Eccome. Come ai tempi della Cavirivest, fabbrica "sporca" dove i diritti degli operai erano davvero carta straccia. La cronaca dell'epoca ricorda la coraggiosa battaglia di un giovane Gianni Gallo, ora capogruppo del Partito democratico in Regione. Ma anche una raffica di azioni giudiziarie per mettere a tacere la «disinformazione». E quanto meno la compiacenza degli amministratori locali, votati a decidere senza clamore; o, peggio, abituati a trattare i loro cittadini come fossero dei sudditi.

 Oggi Bagnoli merita attenzione, rispetto e ascolto. Nessuno deve poter dire di non essere stato informato in tempo. L'associazione «Il Moraro» ha già riempito il teatro sociale con Massimo Carlotto che per primo si è stupito, ascoltando la compagnia SottoSopra recitare i verbali della seduta in cui il consiglio comunale di Conselve ha approvato il cogeneratore. Una serata istruttiva per chiunque. Cristian Cesaro ha proiettato un assaggio del video che documenta la questione. Medici, biologi, esperti sono intervenuti per richiamare l'attenzione sulle emissioni che nessuna centralina a terra può monitorare. La gente ha ascoltato. E capito.

 A Bagnoli, vale la pena accendere tutti i riflettori. E pretendere che ogni domanda, accesso agli atti, istanza al prefetto, richiesta di consulenza scientifica ottenga una trasparente iniziativa pubblica. Vale per il cogeneratore, ma anche per gli appalti effettuati da Cosecon o per la gestione degli spropositati capannoni della zona industriale. Si tratta di beni e soldi comuni anche nelle vicende (giudiziarie e non) che riguardano lo smaltimento dei rifiuti,
la distribuzione del gas o l'urbanistica.

 Proprio alla vigilia della campagna elettorale, Bagnoli è il luogo dove democrazia non significa solo un voto nell'urna. Si esercita ogni giorno. Direttamente. Come prevede la nostra Costituzione. Finalmente, una bella notizia. Per tutti.

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