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Inchiesta sulla tangente: l'accusa è corruzione

Il vicesindaco Conte smascherato
grazie a una telefonata intercettata

L’indagine avviata in dicembre: sotto controllo l’imprenditore Adriano Rossetto che aveva avviato il contatto

Da tre mesi si sospettava che un pubblico amministratore di Villafranca fosse corrotto. Ma della sua identità non si sapeva nulla. Fino a giovedì sera quando il «giallo» è stato risolto. Grazie a una telefonata intercettata dagli inquirenti, strumento operativo indispensabile nelle indagini.

E finalmente è stato dato un volto e un nome al politico, fino ad allora sconosciuto, che avrebbe dovuto incassare la mazzetta di 20 mila euro in contanti, prima tranche di un pagamento probabilmente doppio se non addirittura triplo. Per un doppio favore: lo spostamento di un’antenna della Vodafone e la trasformazione della destinazione d’uso di un terreno da agricolo a residenziale. Un favore chiesto da Adriano Rossetto, 47 anni, contitolare dell’agenzia immobiliare I.V.S. di Taggì (ed ex proprietario della piccola catena di supermercati alimentari Zaffin poi ceduta) al vicesindaco di Villafranca, Giuseppe Conte, 51, in quota ad An, esponente di punta della lobby dei cacciatori e tante ambizioni politiche. Da sabato sera Rossetto e Conte sono detenuti nella casa circondariale di Padova.

LA DIFESA. Sono in celle separate e tra loro non possono parlare fino alla convalida dell’arresto davanti al gip previsto per domani o mercoledì. Il reato contestato dal pubblico ministero Paolo Luca è di concorso in corruzione. Sabato pomeriggio, nella caserma della Guardia di Finanza di via San Francesco a Padova, il vicesindaco Conte, consigliere in Provincia, è stato interrogato assistito dall’avvocato Luisa Granata. Poco importa che fosse stato arrestato poche ore prima con i soldi in mano.

E ancora meno che il danaro, chiuso in una busta, lo avesse messo nella scarpiera di casa. Di fronte agli uomini del Nucleo di polizia tributaria delle Fiamme Gialle, guidati dal maggiore Antonio Manfredi, Conte ha negato anche l’evidenza. I soldi che gli erano stati consegnati dall’imprenditore infilati in una busta? Lui non sapeva che in quella busta ci fossero soldi. E non immaginava nemmeno il motivo per cui gli era stata data. Insomma lui non sapeva nulla. Difesa a tutto campo. L’avvocato Granata si limita a dire: «Il mio assistito non riconosce alcuna responsabilità. E si ritiene vittima di un complotto a livello politico. Si sente in trappola... Non a caso, tra poco, ci sono le elezioni».

L’INCHIESTA. È a fine dicembre che gli inquirenti vengono a sapere della trattativa tra un amministratore locale di Villafranca e l’imprenditore, proprietario di un lotto vicino al campo sportivo di via Campodoro a ridosso del quale potrebbe essere trasferita un’antenna Vodafone. L’impianto rischia di deprezzare il valore del terreno: così Rossetto avvia un «contatto» all’interno dell’amministrazione. Ma c’è un’altra questione che sta a cuore all’immobiliarista: una variante urbanistica per rendere edificabile un altro suo appezzamento che potrebbe essere scritta nell’agenda della prossima giunta. Rossetto è un uomo d’affari: bada al sodo e lavora con molti. Anche con chi non condivide il metodo che «tutto si compra». L’immobiliarista è molto circospetto quando parla del suo «contatto» in municipio, ascoltato dagli inquirenti tramite intercettazioni ambientali: ammette solo che servono, al momento, 20 mila euro per trasferire l’impianto Vodafone in un’area non a rischio (intorno all’impianto c’è una fascia di rispetto di 200 metri quadrati). E azzarda l’ipotesi del pagamento di una seconda tranche, per un importo analogo, con l’obiettivo di ottenere una variante urbanistica in un’altra sua proprietà.

LA TELEFONATA. Giovedì Rossetto è nella sua agenzia immobiliare di Taggì in via Firenze: ha già preparato una parte della dazione, 10 mila euro. In serata arrivano altri 10 mila euro che, poco prima, erano stati fotocopiati dai finanzieri. La mazzetta è pronta. È a quel punto che l’imprenditore telefona al vicesindaco Giuseppe Conte per fissare l’appuntamento, ignaro di essere intercettato. «Ci vediamo sabato a casa mia... Intorno a mezzogiorno e mezzo» risponde il politico, titolare del referato ai Lavori pubblici. Ora è tutto chiaro: il «contatto» è Giuseppe Conte. Il vicesindaco.

L’OPERAZIONE
. Sabato gli uomini del nucleo di polizia tributaria della Finanza si piazzano intorno alla bifamiliare di Conte, in via Madonna 47/a, nel centro di Villafranca. Alle 12,30 entra Rossetto. Poco dopo esce e, appena svolta l’angolo, è bloccato e arrestato. I finanzieri suonano il campanello. Conte apre la porta. I militari entrano e chiedono: «Che cosa le ha lasciato Rossetto?». Conte fa finta di nulla: «Niente». Le domande si fanno insistenti. Conte esita. «Allora procediamo alla perquisizione», tagliano corto gli uomini delle Fiamme Gialle. In casa
ci sono la moglie e le figlie: il vicesindaco si arrende. Fa pochi passi, apre la scarpiera e, da una scatola, estrae la busta con il bottino. Poi l’arresto. Fino alla tarda serata la Finanza acquisisce in municipio la documentazione relativa all’antenna Vodafone e ad alcuni progetti di variante.

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