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«Parlavamo dell’allenamento
poi ricordo solo il letto d’ospedale»

E’ancora sotto choc Mustapha Janaln, il ventottenne di origine marocchina che giovedì sera era in auto con Gianluca Servadio, morto sul colpo nell’incidente che hanno avuto lungo la Provinciale 17 a Cartura. Mustapha è già stato dimesso dall’ospedale dove era stato portato a seguito del tremendo schianto in cui ha perso la vita il compagno di calcio. Ora è ospitato da un’amica, fin tanto che non si riprenderà del tutto, almeno fisicamente. Non ha riportato ferite gravi, ma il dolore che si p ...

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E’ancora sotto choc Mustapha Janaln, il ventottenne di origine marocchina che giovedì sera era in auto con Gianluca Servadio, morto sul colpo nell’incidente che hanno avuto lungo la Provinciale 17 a Cartura. Mustapha è già stato dimesso dall’ospedale dove era stato portato a seguito del tremendo schianto in cui ha perso la vita il compagno di calcio. Ora è ospitato da un’amica, fin tanto che non si riprenderà del tutto, almeno fisicamente. Non ha riportato ferite gravi, ma il dolore che si porta dentro è enorme.

«Come spesso faceva - ricorda il ragazzo, parlando con un filo di voce - l’altra sera dopo l’allenamento a Conselve (il campo di Terradura era impraticabile per la neve ndr) Gianluca si è offerto di accompagnarmi a casa perché io non ho l’auto. Così siamo partiti e abbiamo imboccato la via per Due Carrare. Stavamo chiacchierando delle solite cose, di come era andato l’allenamento, degli altri compagni, quando improvvisamente l’auto è schizzata via. Non ricordo altro dell’incidente - continua sconvolto Mustapha - da quel momento in poi ricordo soltanto l’ospedale. Mi dispiace tanto per quello che è successo, Gianluca era sempre molto gentile con me, faceva di tutto per mettermi a mio agio e aiutarmi. Giocavo a calcio con lui da diversi mesi, mi sembra impossibile di averlo perso così».

Ieri pomeriggio Mustapha ha incontrato i genitori di Gianluca: papà Luca e mamma Lina volevano sentire dall’amico le ultime cose di cui aveva parlato il loro figlio, un modo per cercare di essere partecipi degli ultimi istanti della sua vita.