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«Siamo andati a divertirci e nessuno ha esagerato»

«Adesso usano questa tragedia soltanto allo scopo di far sparire l’Ombralonga»

CARMIGNANO. «Basta con queste storie, basta, Andrea non era tipo da eccessi». A parlare, a ribadire un concetto che in molti ripetono, a Carmignano e non solo, è uno degli amici con i quali Andrea aveva trascorso a Treviso la mattinata. Ce l’ha con le speculazioni, con chi strumentalizza, e vede in Andrea la vittima dell’Ombralonga, il pretesto per chiudere una volta per tutte una manifestazione ogni anno al centro di tante polemiche. Andrea ubriaco, Andrea vittima di una manifestazione «assurda»? «Non è vero, Andrea non era ubriaco, non era un tipo da eccessi». E poi, per rafforzare il concetto, per ribadirlo una volta per tutte urla: «Andrea non faceva cazzate».

I giovani parlano così. Tra di loro esiste un confine allo sballo, una linea che non conviene oltrepassare. Di qua c’è il divertimento, il «fare festa»; di là ci sono le «cazzate». L’amico ripercorre la giornata: il ritrovo, il viaggio, poi il ritorno, ognuno per conto suo. «Avevamo l’idea di andare all’Ombralonga, per noi era una manifestazione come un’altra, con tanta gente. Alcuni di noi era la prima volta che c’andavano». L’Ombralonga si caratterizza per una certa inclinazione alcolica, ed è per questo che «avevamo deciso di andare col treno. Perché, si sa, se uno beve qualcosa in più, si utilizza il mezzo più sicuro per tornare a casa. C’era molta gente, noi eravamo una quindicina; avevamo il treno alle 9.30 da Carmignano, qualcuno arrivava dal paese, altri da fuori». Alle 10.30 l’arrivo a Treviso. «Abbiamo trascorso la mattinata tutti assieme, in allegria, senza eccessi, poi ci siamo divisi; ci siamo detti che potevamo prendere due treni, per il ritorno. Uno partiva alle 15.30, l’altro alle 17.30». Andrea e Marika, con un’altra coppia, vanno in stazione alle 15.30.

«Ci sono andato anch’io, ma non ero assieme a loro. Ho preso il treno alle 15.30». Lo stesso di Andrea. «Ho saputo che un ragazzo era finito sotto un treno alle 17.30; si diceva che era da San Pietro in Gu, non abbiamo neppure sospettato si trattasse di lui». La realtà, tragica, si sarebbe venuta a delineare di lì a poche ore. Una realtà che si fatica a rielaborare, nell’intimo. Perché ora c’è il caos. Ora la compagnia fa quadrato, cerca di difendere l’amico dalle voci, dalle parole, dai giudizi affrettati e interessati. «Andrea era buono, disponibile, di compagnia. Stava da tanto tempo con Marika, stavano bene assieme. Si sta parlando di lui in maniera assurda - conclude uno dei compagni dell’ultimo
viaggio, che non vuole il nome sul giornale - Andrea non era un tipo da eccessi, era sempre molto moderato, tranquillo. Era in una stazione in cui non doveva scendere. La situazione ed il posto erano sbagliati, solo questo era sbagliato, lui non ha sbagliato, era a posto. Lui non faceva cazzate».

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