Menu

Famiglia «allargata» e nozze con Tamara

ABANO. Lui è serafico, anche un po’ dimagrito. Stringe in braccio il suo piccolino, biondo come la mamma e sereno con il suo ciuccio in bocca. Mamma Tamara è chiusa in casa, schiva e riservata. Come sempre. Ma felice della nuova famiglia «allargata», visto che ha ritrovato l’affetto della figlia diciassettenne avuta dall’ex marito, che ha scelto di vivere con lei e il fratellino a Lovertino. Tamara non ama i riflettori: ha ceduto solo una volta lo scorso Natale, travolta dalla celebrità del suo Sante, che per una manciata di bigliettoni aveva venduto a un noto settimanale l’esclusiva del loro calore familiare.

L’ex parroco ora divide il suo letto con la donna che ama e che vuole sposare civilmente, sogna di diventare ancora papà, lavora come camionista per 1.200 euro al mese, sistema la casa per renderla più confortevole, si dedica al figlioletto che proprio in questi giorni spegnerà la seconda candelina e continua a vestire, imperterrito, i panni di prete di campagna, come era nelle sue «corde» giovanili. Ricreando, dopo la «cacciata» dalla Chiesa, all’interno di un negozio sfitto di Abano, quello che faceva a Monterosso. Confessa, benedice le famiglie, celebra messa, organizza campi scuola per i ragazzi e sta meditando di battezzare lì anche il suo bimbo. Contento, a suo dire, di avere ancora attorno a sè una comunità numericamente simile a quella che raccoglieva nella sua vecchia parrocchia.

A distanza di un anno i riflettori sulla vicenda del prete-papà si sono spenti: sono finite le comparsate televisive nei «salotti» di Mediaset e le fughe da star con i fotografi alle calcagna per difendere un’esclusiva; si è perso il contratto con l’agente milanese che era diventato in fretta il suo burattinaio, costringendolo perfino a inforcare un paio di vistosi occhiali da vista anche se ci vedeva benissimo, solo perchè faceva più personaggio; e non fa più bella mostra di sè sugli scaffali dei negozi il libro costruito ad arte sulla sua peccaminosa storia d’amore con Tamara, tra mani che scivolano verso il pube e pruriti quasi adolescenziali.

Quello non era il suo mondo: l’allora don Sante correva come una trottola da Milano a Roma, si mostrava davanti alle telecamere, spiegava, discuteva, si difendeva, ma sembrava sempre un pesce fuor d’acqua, con le guance che diventavano paonazze appena i discorsi cadevano sul privato. Continuava a ripetere come un automa che la sua era soltanto una battaglia per difendere la sessualità dei sacerdoti e rimuovere così l’obbligo del celibato imposto loro, una battaglia sacrosanta e rispettabile.

Ma gli altri volevano solo gossip, finti litigi davanti alle telecamere, piccanti rivelazioni di un prete che vive clandestinamente amore, sesso e paternità. Così si è trovato tra grandi estimatori e accesi contestatori, seguito e strumentalizzato allo stesso tempo. Fino alla più recente amicizia con Milingo, le messe celebrate insieme e le battaglie comuni. Con l’abbaglio della celebrità, dei facili guadagni, delle copertine dei rotocalchi che gli avevano fatto perdere il lume della ragione, tanto da farlo passare quasi per pazzo.

Furbizia? Certamente. Ingenuità? Anche. Un anno, quindi, vissuto sicuramente sopra le righe e scandito, nelle diverse tappe, dall’acceso e devastante conflitto con il vescovo Antonio Mattiazzo. Come in un ring. Ripresa dopo ripresa. Colpo dopo colpo. Con il presule che alla fine ha vinto ai punti, al termine di un lungo (forse troppo) e doloroso (come lui stesso ha più volte dichiarato) combattimento. Da cui lo stesso Mattiazzo è uscito con le ossa rotte, come ha dimostrato a distanza di tempo scagliandosi in maniera immotivata e incontrollata contro il nostro cronista, proprio nel giorno in cui suggellava la sua vittoria sul «diabolico» ex parroco e rientrava in maniera trionfale nella chiesa di Monterosso.

Don Sante, infatti, dallo scorso aprile, non è più «don». Finalmente, a detta di molti. E’ solo Sante Sguotti di Bagnoli di Sopra, ha una compagna con cui divide alla luce del sole la pacifica quotidianità di Lovertino, è papà di un bimbo e non nasconde la voglia di dargli una sorellina. Per questo è serafico, nonostante resti immutato quell’odio viscerale nei confronti del vescovo Mattiazzo, che continua ancora ad accusare e infamare. Inutilmente. Clandestinità, sotterfugi, chiacchiericci, dispetti, corse notturne a Loverino per stringere a sè la sua Tamara e il piccolo sono finiti. Gli hanno tolto la parrocchia - che ora rischia addirittura di essere «cancellata» entrando a far parte dell’unità pastorale di Monteortone - gli hanno tolto con la forza canonica, ufficio e computer (questi ultimi glieli ha sequestrati la Guardia di Finanza quattro mesi fa), gli hanno
tolto la tonaca (che lui già indossava poco), ma gli hanno regalato una famiglia. Una famiglia che ora probabilmente gli chiede soltanto di fare il marito e il papà. Mentre a pochi chilometri di distanza la vita di Monterosso continua, anche senza di lui. Con la sua sagra e i suoi famosi bigoli.

TrovaRistorante

a Padova Tutti i ristoranti »

Il mio libro

NARRATIVA, POESIA, FUMETTI, SAGGISTICA

Pubblica il tuo libro