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Soldati in città, cento fermati e un arresto

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    L’unico caporale donna in servizio si guarda attorno con circospezione. Quando sotto i portici della stazione arriva il colonnello dei carabinieri Vincenzo Procacci è la prima a mettersi sull’attenti con le braccia raccolte dietro la schiena. In queste situazioni se a sbagliare è una donna, l’errore potrebbe valere doppio. Si sa come funzionano queste cose in un mondo al maschile come quello dell’esercito. E lei lo sa.

    Sono da poco passate le nove di mattina. Il comandante provinciale dell’Arma scende dall’auto. Vuole solo complimentarsi con i tre artiglieri. Sono accompagnati da un suo militare. La pattuglia ha già due ore di lavoro alle spalle. E un «fermo», come si dice. Un extracomunitario accompagnato in caserma per accertamenti. Alla fine della prima giornata dei «vespri padovani» saranno 126 le persone identificate dalle pattuglie miste esercito-forze dell’ordine. Trenta quelle portate in caserma (o in questura). Fra loro un arresto: un tunisino di 28 anni bloccato dai militari-carabinieri in stazione. Era rientrato in Italia dopo essere stato accompagnato alla frontiera. E’ finito al Due Palazzi. Cinque, invece, le denunce. Tre perché clandestini, una per detenzione di stupefacenti, una per inottemperanza al foglio di via.

     L’unico caporale donna saluta il colonnello e riprende il servizio insieme ai colleghi. C’è una città che la guarda. Lei con i suoi colleghi che da ieri sono stati catapultati in una realtà che conoscevano soltanto da «borghesi». E’ un lunedì mattina più caldo del solito. E più vuoto del solito. In stazione la gente sembra camminare più lentamente proprio per evitare di dover boccheggiare. Ma ciò che impressiona veramente è il numero per persone che passeggia con lattine o bottiglie di birra aperte in mano. I militari si fermano in via Tommaseo, quasi di fronte alle cucine popolari. Ci sono due uomini che bivaccano seduti davanti ad una vetrina. Anche loro stanno bevendo birra. Uno di loro è senza documenti. Viene scortato in stazione per finire in caserma. Il suo compare tira un sospiro di sollievo. «Così ci sentiamo più sicuri». Sembra una presa in giro. E forse lo è.

     Alle nove è mezza i soldati sono diventati una realtà in città. I critici dicono che non servono a nulla. Gli stessi operatori delle forze dell’ordine sono scettici. Eppure non c’è un padovano fra quelli interpellati che non sostenga l’iniziativa. I soldati in pattuglia per le strade della città dovrebbero spaventare. Invece no.



    Che ne pensate? Ritenete necessario o utile l'utilizzo dei militari in servizio di ordine pubblico? Oppure siete tra coloro che la giudicano solo una mossa propagandistica?
    05 agosto 2008

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