Il caso scoppiato al congresso veneto della Lega Nord a Padova

Bossi indagato per il dito medio alzato
gli atti trasmessi al Tribunale dei ministri

La Procura di Venezia invia il fascicolo a Roma

    di Giorgio Cecchetti Per quel dito medio alzato dal palco dell’hotel Sheraton di Padova, durante il congresso regionale leghista, per salutare l’inno di Mameli Umberto Bossi è finito indagato dalla Procura di Venezia, competente a valutare gli eventuali reati commessi da ministri in tutto il Veneto. Il procuratore aggiunto Carlo Mastelloni, però, compiuto questo primo atto si è dovuto fermare subito: non può infatti svolgere indagini e accertamenti, ma deve passare il fascicolo al Tribunale dei ministri, un collegio di tre giudici i cui nomi sono estratti a sorte tra tutti quelli del distretto veneto.

    Tocca proprio al Tribunale decidere se avviare indagini o meno, ma è compito della Procura - dopo aver interessato il collegio entro il termine di 15 giorni - avvertire l’interessato, che in questa vicenda è il ministro delle Riforme e leader della Lega Nord. Il procuratore Mastelloni, comunque, investendo il Tribunale dei ministri in laguna può avanzare richieste, in particolare chiedere che vengano svolti accertamenti o che la segnalazione-denuncia venga archiviata. Presumibilmente la discussione preliminare, in questo caso, riguarderà il fatto se quell’atto commesso da Bossi, prima di valutare se si configuri come vilipendio ad un emblema dello Stato (l’inno come la bandiera) o meno, sia stato compiuto nella veste di ministro. Il Tribunale dei ministri, infatti, non giudica tutti i reati commessi da un componente del governo, ma quelli compiuti nell’esercizio delle sue funzioni.

    Insomma, se guidando l’auto un ministro travolge un pedone a processarlo deve pensarci il Tribunale della città dove è avvenuto l’incidente, mentre se intasca una bustarella per favorire un amico in un appalto che compete al suo dicastero tocca al Tribunale dei ministri. Probabile, dunque, che la Procura veneziana chieda l’archiviazione e che il collegio poi l’accolga, magari inviando alla Procura competente per territorio, quella di Padova, il fascicolo perché avvii le indagini su Bossi in qualità di esponente politico, insomma di cittadino qualsiasi, per valutare se con quel gesto - sicuramente volgare e poco educato - abbia anche commesso il reato di vilipendio.

    Tra l’altro c’è chi non si è fatto sfuggire l’occasione ed ha sfruttato l’immagine del ministro leghista a fini pubblicitari. Ci ha pensato «Ryanair», la società aerea irlandese specializzata nella vendita di biglietti a basso costo. Infatti, nel lancio pubblicitario della compagnia è apparsa la foto dell’esponente leghista con il dito alzato e la scritta: «Il ministro Bossi ai passeggeri italiani». Nel banner, i responsabili di Ryanair si scagliano contro il governo italiano che «supporta le alte tariffe di Alitalia, supporta i frequenti scioperi di Alitalia e ne se frega dei passeggeri italiani». Segue l’invito a volare «Ryanair» a 10 euro e a prenotare entro luglio. La pubblicità ha scatenato le reazioni della politica. Ad esempio, il ministro dei Trasporti Altero Mattioli, esponente di An, ha sostenuto che la compagnia aerea dovrebbe chiedere scusa a Bossi, dimenticandosi che prima è Bossi che dovrebbe chiedere scusa agli italiani.

    Che ne pensate? La magistratura ha fatto bene a muoversi o quella di Bossi era da considerare subito un'uscita volgare ma innocua? Cos'è per voi l'Inno di Mameli? Siete tra coloro che lo vogliono mantenere o lo cambiereste?
    30 luglio 2008
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