Menu

Tangenti, tra illeciti e carrozzoni

Le inchieste in corso sulla Cosecon Spa impongono riflessioni attente alle istituzioni
e alla politica. I fatti finora emersi dimostrano che in alcune aree del nostro territorio si sono radicati e diffusi comportamenti e pratiche illegali.

Questa situazione è la conseguenza delle decisioni di alcuni amministratori locali della Bassa padovana e della Provincia, che hanno costituito una fitta rete di società partecipate per delegare ai privati il governo del territorio e la gestione dei servizi pubblici. In questo modo sono sorti numerosi consigli d’amministrazione, con i relativi gettoni ed emolumenti, formati da persone incompetenti e in conflitto d’interessi. Infatti in moltissimi casi le società sono state amministrate da sindaci, assessori, ex sindaci, ex assessori dei Comuni soci, in modo da far coincidere, in assoluta e palese violazione della legge, il ruolo di controllori e controllati. Così si sono create le condizioni per svendere ad operatori privati parti di territorio e la gestione dei rifiuti e dell’energia. I risultati sono drammatici: servizi di scarsa qualità a costi elevati, società a partecipazione pubblica piene di debiti che gravano sui Comuni soci, privati che hanno comprato a prezzi stracciati aree strategiche.

Questa situazione si è determinata anche per precise responsabilità della Provincia. La Provincia, che è ente di programmazione e controllo sui rifiuti e l’urbanistica, è socia di Cosecon e ne ha condiviso ogni scelta. Non si è mai accorto di nulla il presidente Casarin? Non ha letto i bilanci e notato gli enormi debiti di Cosecon? Non ha visto i regali fatti ai privati attraverso le compravendite della Trasporti Ecologici e delle società del gas?

Oltre a queste responsabilità politiche stanno emergendo ulteriori elementi da approfondire: l’utilizzo di tecniche tipiche della criminalità organizzata; la presenza di ingenti investimenti di origine sconosciuta. Risulta evidente, infatti, il clima di omertà e connivenza che ha consentito ad alcune persone di violare sistematicamente le leggi e risultano altrettanto evidenti l’assenza di controlli e la complicità di pubblici ufficiali e di enti preposti alle verifiche. Non bisogna dimenticare che uno dei magistrati inquirenti e alcune imprese della zona hanno ricevuto dei proiettili come inequivocabile intimidazione. Inoltre in molti Comuni i documenti che riguardano Cosecon vengono secretati e viene negato o ostacolato l’accesso agli atti da parte dei consiglieri comunali di minoranza.

Nei settori rifiuti, gas e costruzioni si sono affermate imprese comparse dal nulla sostenendo ingenti investimenti e utilizzando manodopera, spesso straniera, in condizioni irregolari. La conferma si trova osservando come sono gestiti alcuni cantieri e come sono strutturate alcune cooperative operanti nel settore rifiuti. Questo ambito è tra i più delicati ed esposti alle infiltrazioni criminali. Basta pensare al fatto che molti rifiuti tossici vengono nascosti nelle opere pubbliche e nell’edilizia. La vicenda della C&C di Pernumia è un esempio chiarissimo di riciclaggio illecito di materiale nocivo che si svolgeva nel nostro territorio.

Anche la gestione dei fondi europei deve preoccupare, perché le esperienze di altre regioni insegnano che in questo settore possono manifestarsi fenomeni illeciti. E’ successo con i fondi per i corsi di formazione, per l’ascensore sulla Rocca di Monselice, ora per gli insedianti produttivi.

Si è diffuso un sistema organizzato così: l’ente pubblico ottiene il finanziamento e affida il lavoro all’ultimo momento in modo da mettere fretta alla ditta che ha vinto l’appalto. Le ragioni di urgenza giustificano, per l’ente pubblico, qualsiasi procedura pur di non perdere il finanziamento. A quel punto i controlli non si fanno, o si fanno finti, e l’impresa spesso è costretta a cedere il lavoro in subappalto per rispettare i tempi. Il margine di guadagno della complessa operazione deriva dal fatto che una parte dei lavori o dei corsi di formazione non vengono eseguiti, ma vengono finanziati sulla base di false certificazioni. Attenzione perché con questo meccanismo le opere pubbliche perdono le ragioni di pubblica utilità, diventano funzionali alle imprese che, senza vincere le gare e realizzando meno del previsto, si fanno pagare.

Di fronte a tutto ciò la politica e le istituzioni devono riflettere e devono reagire. Le società che hanno commesso illeciti e che sono diventate inutili carrozzoni pieni di debiti, come Cosecon, devono essere sciolte e messe in liquidazione. Gli enti pubblici devono tornare a svolgere le loro funzioni. La Provincia deve programmare e controllare, non gestire direttamente i servizi;
deve coordinare l’attività dei Comuni e non consigliare o imporre piani, progetti, progettisti. Solo così è possibile rilanciare lo sviluppo del territorio. E ricostruire il rispetto delle leggi.

TrovaRistorante

a Padova Tutti i ristoranti »

Il mio libro

NARRATIVA, POESIA, FUMETTI, SAGGISTICA

Pubblica il tuo libro