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Il dossier d’accusa: i cinque appalti truccati
Fatture false e gonfiate

Ieri mattina in Tribunale, davanti al Gip Nicoletta De Nardus, sono iniziati gli interrogatori di garanzia per i 6 arrestati. Ma l’inchiesta (condotta dal pm Federica Baccaglini con la Guardia di finanza) si regge su una consistente mole di documenti: verifiche contabili, pratiche, appalti e perizie. Le intercettazioni telefoniche, una volta di più, sono essenziali. I protagonisti, conversando al cellulare, si esprimono così “naturalmente” da tradirsi. Un «giro» di appalti per almeno 10 milioni di euro che, secondo la Procura, si traduce in truffa ai danni di Stato e Unione Europea, concussione, falsità ideologica.

E’ dal 1998 che Cosecon possiede i requisiti per operare come Stu (società di trasformazione urbana). In sostanza, convenzionandosi con i Comuni è in grado di attingere ai finanziamenti europei e regionali destinati alla programmazione urbanistica ed allo sviluppo territoriale. L’indagine si concentra su piani, appalti, cantieri che riguardano Cona, Vescovana, Stanghella, Conselve e Boara Pisani.

Secondo la Procura, l’impresa Garofolin Costruzioni Srl si rivela come appaltatrice occulta e nello stesso tempo crocevia indispensabile alla «partita di giro» con i soldi pubblici.

False fatturazioni.
Lo schema adottato a Cona è sintomatico del legame fra l’impresa di Torreglia e funzionari Cosecon. Il 22 giugno 2006 Garofolin emette una fattura (con il numero 111) per 145 mila euro più Iva. Riguarda 11.600 tonnellate di pietrisco, ma a lavori già terminati. D’altro canto il funzionario regionale Destro fa approvare a Cosecon, stazione appaltante, riserve sui lavori e costi aggiuntivi (in realtà, al massimo, realizzati solo in parte) che aveva preventivamente concordato con Garofolin. Anche Gerotto (legale rappresentante della ditta che si era aggiudicata l’appalto) fa la sua parte, firmando le stesse riserve proposte da Garofolin. Poi Breda, in qualità di responsabile dell’ufficio tecnico Cosecon, riceve la perizia suppletiva che provvede a firmare: i costi lievitano di 349.181,62 euro. Il direttore Dalla Libera relaziona al CdA Cosecon per farla approvare. Silvia Ginasi, invece, non ha provveduto ad esercitare il controllo sull’appalto totalmente «ceduto» a Garofolin e non nella misura massima del 30% consentita dalla legge.

Ora la Procura contesta a Garofolin l’ingiusto profitto dell’intero importo della gara e quello della perizia suppletiva, mentre Breda deve rispondere dell’aumento di compenso per le spese tecniche della perizia.

Il primo stralcio del Piano insediamenti produttivi di Boara Pisani (561.250,21 euro) viene messo dal Cosecon a licitazione semplificata il 7 agosto 2003 con inviti a trenta ditte. I lavori per un importo pari almeno al 16% della spesa (277.421,48 sul complessivo 1,7 milioni) dovevano venir effettuati entro il 1º settembre, pena la perdita del contributo regionale. Vince l’impresa Garofolin Paolo (ora diventata Costruzioni srl). I contratti vengono sottoscritti il 3 ottobre, eppure i lavori risultano consegnati con un verbale datato 20 agosto. Sono consegnati definitivamente il 12 novembre. Ma Garofolin fattura 305.649,48 euro più Iva e lo stesso giorno risulta esser stata protocollata da Cosecon (numero 9606). Siamo al 28 agosto. Il primo saldo avanzamento lavori, con la firma di Breda, porta la data del 29 agosto.

Significa che in pieno agosto, da mercoledì 20 a giovedì 28, nel cantiere sarebbero stati eseguiti lavori per oltre 300 mila euro. Una verifica stabilisce, invece, che solo il 22 e 23 settembre viene noleggiato l’escavatore indispensabile a «pulire» l’area del cantiere che diventa realmente tale solo dal 23 ottobre.

Repliche.
Il sistema viene replicato a Stanghella (1,3 milioni di contributo Ue) con la Costruzioni Generali Xodo Srl e Garofolin legate dalla fattura emessa il 4 agosto 2004 per 550.341 euro. Riguarda lavori che sarebbero stati eseguiti fra il 14 luglio e il 3 agosto, come certifica il direttore dei lavori Sarti.

Secondo la Procura, dalla gara d’appalto alla liquidazione delle perizie fra funzionari Cosecon, impresa Garofolin e Destro si è consolidata una sorta di “procedura parallela”. Ancora più grave, visto che Cosecon agiva come ente pubblico. Senza dimenticare il manifesto «conflitto d’interesse» preliminare di un dirigente della Regione che vestiva i panni di consulente a hoc del costruttore di Torreglia.

Senza scrupoli.
Un sistema che si dimostra perfino in grado di provare a reggere di fronte ai primi “assaggi” degli inquirenti. E’ a quel punto che si cerca di aggiustare numeri,
verbali e cronologie. In qualche modo, c’è chi prova a guadagnare tempo e qualcun altro che non si fa scrupolo di ostacolare concretamente l’indagine. Lo testimoniano brani delle intercettazioni telefoniche. Ormai era troppo tardi per riuscire a salvare il salvabile. Adesso tocca agli avvocati.

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