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Tanti in fila per firmare
nei gazebo della Lega

Il referendum contro la Moschea in via Longhin

 In fila davanti ai banchetti. Molte donne, tanti anziani, tutti per dire «no moschea» con una firma. In piazza Frutta c’è lo stato maggiore della Lega Nord. Sotto l’orologio di piazza dei Signori, gli uomini di An. Nei quartieri, dall’Arcella a Ponte di Brenta, altri punti di raccolta per autenticare le richieste di referendum sulla nuova moschea di via Longhin nell’ex fattoria di proprietà comunale. Ne servono 5 mila, a norma di Statuto. Dopo le prime 200 di Citt’Antenore, al Comitato «vedono» già quota mille.

 Luciano Cagnin, ex sindaco di Piombino Dese, è un senatore raggiante sotto la bandiera di San Marco. Stavolta a palazzo Madama il seggio è sicuro, ma non smette il ruolo di militante. Al banchetto è in buona compagnia: l’assessore provinciale Roberto Marcato, la consigliera comunale Mariella Mazzetto e l’intero gruppo dirigente del Carroccio cittadino.

 Sfilano signore con la borsa della spesa, donne con cani a guinzaglio, ragazze decise. «Non voglio la moschea. Dove si firma?» chiede un’anziana prima di inforcare gli occhiali da vista. I moduli sono fitti di adesioni, certificate con il documento d’identità sotto gli occhi vigili del Comitato promotore che ha studiato con cura, pazienza, attenzione e prevenzione tutta la normativa che regola lo strumento di partecipazione diretta dei cittadini. Del resto, la Lega ha una lunga esperienza: comincia nel ’98 con il tram, costato carissimo a Zanonato, e si allunga fino al referendum anti-torri all’Arcella che spaccò fin dall’inizio la maggioranza dell’Ulivo.

 Filippo Ascierto e Gabriele Zanon, invece, sono davanti alla sede del CdQ 1 ad autenticare altre firme. Ma a volte anche a misurarsi con chi è tutt’altro che tenero nei confronti dell’iniziativa. In via Altinate, fa la spola Walter Stefan di Citt’Antenore per controllare il contributo degli uomini di Vittorio Casarin.

 In serata, si fanno i conti e quota 1.000 appare vicina. «Nonostante tutto, la gente ha capito bene. Ci sostiene e ci incoraggia. Nessuno vuole che i soldi del Comune siano spesi così. E lo stesso sindaco ha dovuto fare marcia indietro: Zanonato si è reso conto che il referendum sulla moschea non si potrà non celebrare» spiegano soddisfatti al Comitato promotore.

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