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Parte da Paese la moschea itinerante

Il sindaco Mardegan ha dato la disponibilità di una sala per venerdì

TREVISO. Partirà da Paese la preghiera itinerante dei musulmani. Il comune del sindaco di centro sinistra Valerio Mardegan ha dato disponibilità per alcune settimane di una sala utilizzata dalle associazioni. Dopo la sosta provvisoria a Saletto, i musulmani si trasferiscono già da venerdì a Paese capoluogo. Questa la decisione concordata ieri nel vertice dei sindaci in prefettura, dove altri due comuni si sono resi disponibili: Casier e forse Maserada.

Casier offre il centro sociale di Dosson, a pagamento. Ma l'elenco dei Comuni disponibili potrebbe allungarsi nelle prossime settimane. In base ai criteri stabiliti, i locali non devono essere palestre adiacenti alle scuole, né strutture parrocchiali. Nel vertice tenutosi ieri mattina alla presenza del vicario del prefetto Rosanna Bonadies è stata data la consegna del silenzio a tutti i 14 sindaci: Treviso, Breda di Piave, Carbonera, Casale sul Sile, Casier, Istrana, Maserada sul Piave, Mogliano Veneto, paese, Preganziol, Ponzano, Roncade, Silea e Villorba. Presenti pure la Provincia e la curia con Don Livio Buso. Il problema della sede per il culto islamico è spinoso e scatena attacchi politici che fanno paura ai sindaci, renitenti ad esporsi su una questione destinata a sollevare opposizioni interne e proteste popolari. Dopo la soluzione provvisoria tirata fuori all'ultimo nel vertice della precedente settimana con la disponibilità della palestra di Saletto (Breda) per un solo venerdì, ieri si è arrivati solo ad un accordo di massima. «I sindaci - recita lo stringato comunicato messo a punto dopo quattro ore di discussione - hanno concordato per assicurare, in questa fase temporanea, l'esercizio del diritto di culto della comunità islamica di Treviso, di individuare spazi a rotazione, per la durata di più settimane, in più comuni di questa provincia». Maggiore coraggio è stato dimostrato da Valerio Mardegan che ha messo sul tavolo la disponibilità di una sala-riunioni periferica a Paese capoluogo. Ieri sarebbero stati messi a punto gli ultimi dettagli su capienza e parcheggio, e stasera ci sarà la comunicazione ufficiale in Consiglio comunale.

Ma i sindaci non intendono fermarsi qui. Alcuni, come Villorba e Silea chiedono alla prefettura di reperire una caserma (Salsa di Treviso?) che possa diventare una sede stabile per l'associazione islamica. Ma non basta. Tra le soluzioni di «lungo periodo» auspicate da tutti ci sarebbe anche la possibilità per l'associazione di acquistare un terreno per costruire una moschea, oppure di utilizzare un capannone previa variante urbanistica. Si attende ora l'incontro con le associazioni di categoria (Confartigianato in primis) dalle quali sono state annunciate altre soluzioni. I sindaci ribadiscono che la soluzione per garantire il diritto di culto non rientra nelle esclusive competenze dei Comuni, ma sottolineano necessario e opportuno «contribuire a rassenerare le relazioni nelle varie comunità».

«E' doveroso rivolgere un appello al Parlamento - ha detto il primo cittadino di Mogliano Giovanni Azzolini - perché il numero di persone che professano la fede musulmana è in crescita, sono 27 mila solo nel Trevigiano, e quindi occorre colmare il vuoto il vuoto legislativo sui rapporti tra stato e islam. Come esiste il Concordato tra Stato e Chiesa dovrebbero essere fissate regole anche con i musulmani».
Silvano Piazza, sindaco di Silea ha ricordato i diritti costituzionali di libertà e di culto. «Ciò - aggiunge - va contemperato con il rispetto delle regole per l'utilizzo dei luoghi pubblici». Assurdo per Floriana Casellato sindaco di Maserada chiedere ai musulmani di pregare in italiano.

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