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Aveva un sogno: fare il critico cinematografico

Gianmichele stava organizzando una gita a Monaco e Dachau. I compagni: «Era semplice e intelligente, l'avevamo eletto rappresentante di classe»

PADOVA La notizia della morte di Gianmichele è piombata in classe poco prima di mezzogiorno. Un colpo allo stomaco imparabile che ha steso i suoi sedici compagni della IV B Informatica, tutti maschi. Per loro Gianmichele era «un diciassettenne tranquillo, appassionato di libri, di musica e soprattutto di cinema, che senza mettersi in mostra spiccava per sensibilità, intelligenza e facilità di parola». Doti per le quali era stato eletto rappresentante di classe, proponendo e organizzando una visita di una gita d'istruzione a Dachau, dov'era stato internato suo nonno. Bravissimo nelle materie letterarie, un tratto distintivo in un istituto tecnico, Gianmichele sognava un futuro da critico cinematografico. Il difficile compito di portare in classe la notizia, poi diffusa in tutte le sezioni del Severi tramite circolare, con la richiesta di fare un minuto di silenzio, è toccata al vicepreside, Sergio Mirandola: «E' stata una mazzata tremenda, una tragedia assurda e imprevedibile, il peggior modo possibile di iniziare l'anno - racconta - Siamo tutti sconvolti: molti dei suoi compagni di classe sono scoppiati in lacrime: sapevano che era intubato e speravano si riprendesse, anche se la situazione era apparsa subito grave». Gli studenti della IV B Informatica sono stati lasciati liberi dalle lezioni; qualcuno ha chiesto di uscire prima, altri, una decina, sono rimasti a parlare in classe assieme ai professori, anche loro distrutti. I compagni di classe hanno gli sguardi bassi, persi nel vuoto. Difficile strappare qualche ricordo.

«Era un diciassettenne semplice, uno tranquillo» spiegano i più, chiedendo di essere lasciati soli. Due invece si fermano e aggiungono tasselli per ricostruirne il profilo. «Non si metteva in mostra ma era simpatico, amava fare battute, adorava le materie letterarie e leggeva moltissimo. L'avevamo eletto rappresentante perché tutti ne apprezzavano l'intelligenza, la maturità e la semplicità» ricorda un biondino coi capelli ingellati. Aggiungendo, con un sorriso amaro: «Stamattina era allegro, diceva che era contento ricominciasse la scuola». L'altro compagno è un ragazzo alto, coi capelli rossi a caschetto e gli occhiali. E' colpito nell'intimo: viene da Campodoro, lo stesso paese di Gianmichele: «Ci conosciamo fin da bambini, per me era un punto di riferimento, un amico su cui contare. Gianmichele era una persona interessante, riservato e poco appariscente eppure pieno di amicizie e interessi. Era appassionato di musica, in particolare di rock e metal e in paese si trovava spesso al parchetto o in piazza per discutere delle sue passioni in compagnia. Non faceva sport ma amava la politica e la cultura, con particolare predilezione per la letteratura e il cinema. Leggeva tantissimo e divorava film dopo film.

Ne parlava da vero esperto, raccontandomi che il suo sogno era diventare critico cinematografico». A pezzi anche la professoressa d'italiano, che lo teneva in palmo di mano per le sue qualità spiccate. «Gianmichele era un ragazzo responsabile, dotato di grande sensibilità culturale che lo faceva emergere in modo evidente nelle materie letterarie, soprattutto italiano e storia. Parlava con grande proprietà di linguaggio e scriveva con facilità usando un lessico di ottimo livello. Proprio nei giorni scorsi avevo corretto un suo lavoro per le vacanze sul Candido di Voltaire - aggiunge - svolto come sempre con estrema accuratezza, attento spirito critico ed evidente passione». Infine la gita a Monaco, a cui Gianmichele teneva tantissimo. «Stavo organizzando una gita a Monaco di Baviera e al vicino campo di concentramento di Dachau: una visita che GianMichele aveva caldeggiato fornendomi materiale informativo, aiutandomi a preparare approfondimenti in vista della Giornata della memoria
del 27 gennaio. Una sensibilità e un impegno che nascono anche da una vicenda familiare: suo nonno era stato internato come prigioniero proprio a Dachau e GianMichele voleva che i compagni di classe vedessero quel terribile campo di sterminio. Perdere un ragazzo del genere è una doppia tragedia».

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