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Immigrazione e sicurezza

Accolta la richiesta di Calogero
il gip archivia il caso Bitonci

Archiviata l'inchiesta a carico di Massimo Bitonci, il sindaco di Cittadella che ha firmato la prima ordinanza contro gli sbandati. Il gip ha accolto la richiesta del procuratore Pietro Calogrero

PADOVA. Il gip ha archiviato l'inchiesta a carico del sindaco Massimo Bitonci, indagato per usurpazione di funzione pubblica in merito all'ordinanza anti-sbandati stranieri. Il giudice ha accolto la richiesta del procuratore capo Pietro Calogero, che aveva presentato la domanda d'archiviazione nei suoi confronti per insussistenza del dolo, mancando l'elemento soggettivo a integrarne il reato. Permane però nell'ordinanza del 16 novembre l'elemento materiale di tale reato. Sono stati alcuni elementi di precisazione e correzione manifestati dal sindaco nel corso del suo incontro con Calogero a indurre quest'ultimo a ritenere tali argomentazioni «idonee ad escludere la volontà di trasgredire la legge e usurpare prerogative altrui».

I passaggi a rischio.
Il procuratore spiega d'aver preso in esame solo gli ultimi due capoversi dell'ordinanza Bitonci, dove viene costituita un'apposita commissione (composta da sindaco, comandante dei vigili e funzionario dell'Anagrafe) che condiziona l'iscrizione anagrafica per gli stranieri comunitari e gli extracomunitari con carta di soggiorno in corso di rinnovo alla presenza del lavoro o di una fonte di reddito lecito, a un'abitazione dotata dei requisiti igienico sanitari e allo status di «non pericolosità sociale». Pericolosità sociale ottenuta anche attraverso «accertamento diretto e preventivo, seguito da segnalazione preventiva al prefetto».
«Tale prerogativa è però di esclusiva competenza del ministero dell'Interno, del prefetto e del questore. Così operando si subordina il diritto soggettivo all'iscrizione anagrafica a condizioni non previste dalla legge, anzi in contrasto», puntualizza Calogero, focalizzando i punti-cardine della sua elaborata motivazione. E precisa che il comandante degli agenti municipali è anche ufficiale di polizia giudiziaria e quindi in grado di accedere ai dati del «cervellone» del ministero dell'Interno. Dati che però non possono venire usati per stabilire uno status di pericolosità di cui sono titolari esclusivi altri poteri dello Stato.

I chiarimenti.
Calogero passa poi a illustrare le spiegazioni fornite da Bitonci sui due capoversi salienti dell'ordinanza. Ma con una premessa di fondo. «Pur ritenendo il bisogno di sicurezza sacrosanto e reale, lo stato di diritto va sempre salvaguardato, nel rispetto della separazione dei poteri che non consentono invasioni di campo». Ricorda inoltre che Bitonci, durante il loro incontro, ha ribadito come non fosse sua intenzione «istituire un sub-procedimento e usurpare le funzioni svolgendo indagini sullo stato di pericolosità sociale». E non intendeva nemmeno «assumere provvedimenti contrari alla legge». La commissione era «solo consultiva, rispettosa dell'attribuzione dei poteri altrui, fatta per dare un parere e non già un organo d'indagine».
Morale della favola: una commissione che non accerta nulla, ma, se entra in possesso di un dato, lo comunica a chi di dovere. Nel frattempo devono essere iscritti all'Anagrafe tutti gli stranieri che lo richiedono «senza subordinarne l'applicazione».

L'archiviazione. Bitonci, in conformità ai quesiti sui quali era chiamato a rispondere, ha espresso la volontà di «non sconfinare dai poteri a lui attribuiti». Ciò ha fatto pendere la bilancia verso la mancanza dell'elemento soggettivo che integra il reato con la conseguente richiesta d'archiviazione. Archiviazione ora al vaglio del Gip, a cui spetta l'ultima decisione.

«Il sindaco sa che l'ordinanza, così com'è, non può venire applicata con quelle anomalie che hanno portato all'apertura del procedimento», avverte il procuratore. «In democrazia è importante non solo il fine, ma anche il rispetto delle regole. Non a caso nelle ordinanze poi emesse dai sindaci di altri paesi del Padovano - Teolo, Montegrotto, Fontaniva - non c'è alcun riferimento al termine "preventivo e vincolante" riferito all'iscrizione anagrafica».

In concreto, a nessuno straniero può venire rifiutata l'iscrizione anagrafica a Cittadella sulla base di una pericolosità sociale desunta da una commissione con poteri solo consultivi. Dopo i chiarimenti con Bitonci, Calogero esclude la volontà del sindaco «di trasgredire il precetto penale».

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