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L'argine dei disperati che dormono nelle buche

Da Cadoneghe a Vigonza fra siringhe e rifiuti. Ecco i nuovi insediamenti dopo lo sgombero

VIGONZA. L'argine del Brenta fra Cadoneghe (all'altezza del ponte sul Muson dei Sassi) e Vigonza e il tratto della nuova lottizzazione dei disperati. Una lottizzazione senza permessi, né confini, tanto meno dignità. «Ma da quanto i vigili urbani di Padova hanno sgomberato l'arcata del ponte di Pontevogodarzere i senza casa si sono spostati anche a Saletto, sempre lungo il Brenta. Fra Vigodarzere e Limena». Carlo e Giorgio a vederli sembrano due pistoleri, ma sono invece due buoni cristiani. Sono guardiacaccia volontari. Hanno chiesto e ottenuto il porto d'armi. Girano con la pistola nella fondina e la mimetica. Monitorano costantemente gli argini del Brenta in cerca di pescatori senza licenza, o cacciatori fuori stagione. Da troppi mesi, invece, si imbattono in gruppi di disperati. «I rumeni sono brava gente - spiega Giorgio - i problemi li abbiamo solo quando incrociamo i nordafricani».

Carlo e Giorgio conoscono gli argini come le loro tasche. Ti portano a vedere i vecchi insediamenti. E quelli nuovi. Come sotto il ponte della tangenziale che collega Vigonza con Ponte di Brenta. Un luogo frequentato, da sempre, solo da tossicodipendenti. Da giovedì scorso, invece, sono comparsi materassi, pentole e contenitori di latte e succhi di frutta. «Sono gli “sfrattati” di Pontevigodarzere - sottolinea Carlo - Ce ne siamo accorti anche noi che da qualche giorno gli argini si sono ripopolati».

Tra i rovi, non si contano le lattine di birra vuote. E la carta igienica usata buttata qua e là. Vicino ad una delle colonne del viadotto c'è un badile. Viene utilizzato per scavare buche poi ricoperte con cartoni e frasche. Vere e proprie tombe senza lapidi dove gli invisibili si calano per ripararsi la notte. «Sono tecniche militari - spiega Carlo - i giovani dell'Est le hanno imparate servendo il loro paese prima di venire in Italia».
Camminando lungo l'argine ci si imbatte
in una Sì Piaggio abbandonato. Qualcuno lo piange da anni. E' senza targa. Impossibile capire di chi sia. Qualche metro più avanti, segni di falò recenti e decine di scarpe spaiate sparse sul terreno: il resto di un furto. Segni inequivocabili di vita. Una vita che non si può certo chiamare tale.

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