A due mesi dall'inizio della vicenda, non è ancora finita la storia del parroco innamorato. E Monterosso si divide
Mezzora di riflessione sull'amore condita dal latino. Traduzione: «Amare non è fare,bensì essere. Non si può amare un prete solo perché costruisce il campetto da calcio o il patronato. Il parroco non è un manager, è colui che guida verso Dio. La sua vita non è né privata né pubblica, ma comunitaria sì». E per essere più espliciti: «Amare significa dire dei no a chi è confuso e sbaglia». E' la miccia che innesca la platea.
Le sferzate. Una «fedelissima» di don Sante parte subito all'attacco della Curia. Ribatte don Giovanni: «Il Vescovo si è sentito tradito da un prete che aveva indiscutibilmente fatto del bene e che lui intendeva valorizzare. Don Sante ha disatteso la comunità. E' libero di fare ciò che vuole:se rimane nella Chiesa le regole sono quelle del celibato, altrimenti può fare le sue scelte e trarne le conseguenze. C'è un bambino senza padre, una donna che non parla, due figli che stanno con un marito abbandonato. Chiedetegli chiarezza».
In sala, il parapiglia tra fischi e applausi. «Sono stato mandato qui per pacificare la comunità - ha proseguito don Brusegan - le mie parole sono soggette alla censura del vostro giudizio. Ho accolto l'impegno con onore e per obbedienza. Però non è facile e non posso riportare la serenità se il terreno è minato. Quindi invito don Sante a consegnare le chiavi della canonica e ad essere coerente. Non si utilizzano i mezzi della parrocchia per sputare sul piatto dove mangia». Infine
la verità che fa male: «Siete diventati la barzelletta di tutto il Padovano. Dovete dire cosa volete. Un padre che non riconosce un figlio? O preferite che anche io mi metta a consolare le vostre mogli?». E tanto per «smontare» chi aveva accusato don Brusegan di usare un linguaggio difficile, eccogli concludere la frase con la mano atteggiata nel gesto delle corna.
Don Sante. Pomoletti rossi, mano a sostenere il mento, sguardo verso il basso. Semi- nascosto in piedi sul fondo della sala e sempre in silenzio anche negli affondi più duri, tranne per qualche battutina borbottata con i «vicini». Qualcuno gli passa anche una lettera. Fino alla domanda di un parrocchiano in lacrime.
«In 8 anni hai fatto del bene, perché ora ci hai divisi? Di' qualcosa». Risposta: «Non siamo divisi, siamo tutti qui insieme». E, finito il batti e ribatti con alcuni fedeli traditi dall'ex «don», Sante non molla la presa. A don Giovanni chiede altri 70 giorni prima di sgomberare. Difficile però che il nuovo parroco continui a portare pazienza.
La comunità. Il confronto è terminato a mezzanotte inoltrata con una preghiera, scandita dalle escandescenze di un parrocchiano divorziato in rivolta contro Chiesa, Vescovo e don Giovanni. Checché ne dica il prete innamorato, Monterosso è visibilmente spaccata.
Voi cosa ne pensate? Siete d'accordo con la decisione del vescovo?
LE TAPPE, DUE MESI DI CRONACA
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