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Due ciclisti su tre non si fermano allo stop

Il giorno dopo il funerale di Alessia Brombin, la diciassettenne studentessa del liceo Fusinato morta travolta da un Tir. C'è chi in bicicletta telefona, chi porta la spesa, pochi rispettano i segnali

Pista ciclabile di via Chiesanuova il giorno dopo il funerale di Alessia Brombin, travolta e uccisa da un Tir. Bilancio preoccupante, drammatico: su circa 150 ciclisti che percorrono in un'ora - dalle 13.50 alle 14.50 - quel tratto di strada, almeno 110 non rispettano i segnali stradali. Passano col rosso o non si fermano allo stop o guidano telefonando al cellulare. Il percorso è pieno di ostacoli per i ciclisti - trentatré incroci in soli tre chilometri - ma loro sembrano curarsi poco dei pericoli cui vanno incontro: su circa 150 bici incontrate lungo il percorso ciclabile 110 hanno commesso infrazioni, più o meno gravi.
Ore 13,50. E' nel primo tratto della ciclabile, all'incrocio con via Monte Cengio, che si incontrano i ciclisti meno ligi al codice della strada. Si tratta anche della sezione più trafficata, quaranta biciclette in un quarto d'ora. Forse perché siamo in prossimità del centro cittadino, i ciclisti si sentono meno esposti ai rischi della strada: ci si è appena lasciati alle spalle le strade del centro e non ancora si avvertono i pericoli del traffico pesante della grande arteria, oppure, chi percorre la pista in senso inverso, sente vicina la meta e crede di aver lasciato i rischi dietro di sé. Fatto sta che nessuno si ferma volontariamente allo stop, segnalato sia da un cartello che dalla linea di arresto e dalla scritta sull'asfalto.
Ore 14,15. Il centro cittadino è già più lontano, all'incrocio con via Magenta, ma l'attenzione dei ciclisti per le norme del codice della strada non cambia: lo stop è facoltativo, tutti attraversano senza fermarsi. E molti portano le cuffiette per ascoltare la musica, altri hanno la bici carica di buste o pacchi, non proprio l'ideale per assicurare stabilità del mezzo.
Ore 14,30. Dall'intersezione con via Dini in poi incomincia una serie di incroci presidiati da un semaforo dedicato al traffico delle biciclette. Al segnale rosso non sembra però che i ciclisti attribuiscano un significato univoco: non ci si deve arrestare, ci si può anche fermare, se proprio c'è un'auto pronta a svoltare. Spesso, anzi, sono le auto a fermarsi, appena cominciata la svolta, per consentire l'attraversamento alle biciclette.
Ore 14,50. Ci sono i fiori lasciati dagli amici di Alessia, e anche una sua foto, sul guard-rail di uno dei tre raccordi con corso Australia che si incontrano lungo via Chiesanuova, ma non impressionano più di tanto. Stavolta, su 20 biciclette, sette rispettano la segnaletica, anche se la bilancia pende sempre dalla parte dei trasgressori. Addirittura una ragazza percorre l'attraversamento parlando al cellulare, prima tenendolo con una mano, poi cercando di reggerlo con un contorsionismo, stringendolo con il collo piegato su una spalla.

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