di Eugenio Garzotto
ABANO. «Io sono il primo dei peccatori. E per questo Dio mi è più vicino di tutti gli altri». Una frase decisamente ad effetto quella pronunciata ieri da don Sante Sguotti durante quella che dovrebbe essere la sua ultima omelia nella chiesa di Monterosso, prima di fare le valigie ottemperando al decreto di rimozione emanato dal vescovo Antonio Mattiazzo. Entro il 24 settembre il prete-papà dovrà infatti andarsene. Alle 9,30, la chiesetta della frazione aponense era gremita. Oltre un centinaio i fedeli giunti ad assistere alla funzione. Molti hanno seguito la celebrazione in piedi. L'atmosfera era elettrica. Parecchi si attendevano un «coup de thèatre» da parte del vulcanico parroco. Una fedele si è presentata addirittura munita di un registratore per memorizzare ogni parola del suo intervento. Alla fine, però, nessun «anatema» contro le autorità ecclesiastiche che hanno deciso il suo allontanamento da Monterosso dopo l'ammissione di essere innamorato della mamma del bambino. Ma comunque don Sante non ha rinunciato a togliersi qualche sassolino dalle scarpe. Seppure in modo fortemente allusivo.
L'intera liturgia è stata un continuo riferimento, anche se in gran parte indiretto, alla sua situazione. Sono stati infatti letti passi delle Scritture e del Vangelo collegabili alla sua «querelle» con la Curia patavina. Dal pulpito ha ricordato le parabole della pecorella smarrita e del figliol prodigo che ritorna dal padre con il capo chino, colmo di contrizione, dopo avere dilapidato il suo patrimonio. Un peccatore redento. Una velata dichiarazione di accettazione delle decisioni del vescovo? Neanche per idea. Lasciata da parte la metafora, il sacerdote ha infatti affermato: «Sì, sono il primo dei peccatori, come si è definito anche San Paolo. Non è bello essere peccatori, non c'è da vantarsene, ma sono certo che questa sia la condizione essenziale per entrare a far parte della Chiesa di Cristo. Quante dichiarazioni di questo tipo, finora, sono state fatte da vescovi, preti e suore? Anche Gesù è stato attaccato perché mangiava con i peccatori». Non solo. Al termine dell'omelia, don Sante ha celebrato il sacramento dell'Eucarestia, infischiandosene ancora dell'invito da parte del Vescovo. Poi, dopo «la messa è finita», è rientrato in canonica seguito dai chierichetti.
17 settembre 2007