Selvazzano, nell'ex Seminario
il tempio delle messe nere

Incredibile scoperta all’interno del complesso ormai completamente in balìa dell’illegalità. Al terzo piano di un blocco che fino al 2000 ospitava i futuri sacerdoti hanno trovato rifugio invece gli adoratori di Satana, con tanto di pagine del vangelo strappate, un pentacolo disegnato sul pavimento, la scritta "666" sparsa sui muri con la vernice spray

    di Luisa Morbiato Il diavolo e l’acqua santa. Pagine del vangelo strappate e pentacolo disegnato sul pavimento. Sono davvero tante le sorprese che riservano i sei edifici, collegati da lunghissimi corridoi, che formano il complesso dell’ex Seminario. Al terzo piano di un blocco che fino al 2000 ospitava i futuri sacerdoti hanno trovato rifugio invece gli adoratori di Satana. Seguendo delle scritte vergate con la bomboletta spray fin dal piano terra, muri e colonne marchiate con il «666», il numero della bestia, vicine a macchie di vernice rossa, a maschere forse usate nei riti per evocare il diavolo, si sale fino al terzo piano. Si percorre un lungo corridoio sul quale si affacciano aule devastate, una lunga teoria di armadi dove un tempo i giovani aspiranti sacerdoti avevano le loro stanze, locali da bagno dove sono ormai rimaste solo le mattonelle a testimoniare l’antica funzione.

    Un dedalo di passaggi che porta a una stanza che, ignoti, hanno attrezzato a sala per compiere messe nere e riti di magia. Sulle pareti scritte in inglese che inneggiano alla «venuta dell’angelo nero», sul pavimento è disegnato un grande pentacolo, la stella a cinque punte è inserita in un cerchio contornato da simboli magici. Sul fondo una cattedra è stata trasformata in tavolo-altare e dietro una poltrona nera, decorata col «666», è diventata il trono dell’officiante dei riti. Le vetrate che formano la parete esterna della stanza sono parzialmente coperte con dei drappi incrociati sui quali ricompare il numero del diavolo e la sua immagine stilizzata. Il profilo di Lucifero compare anche sulle pareti e gli anonimi disegnatori gli hanno conferito uno sguardo acuto e pungente che sembra seguire le persone che si muovono all’interno della stanza dove, molto probabilmente, i membri di una setta di adoratori si sono riuniti più volte per evocarlo.

    Nella luce smorzata dai grandi tendaggi mancano solo le luci tremule delle candele a ricreare l’atmosfera: fissando le scritte sembra di sentire l’eco di voci che invocano il potere che può loro conferire Asmodeo, Belzebù, Belfagor, Mefisatofele, Astarotte per non citare che quelli più conosciuti tra i tanti appellativi con i quali viene chiamato ciò che la Chiesa identifica nel Male. Osservando il locale così addobbato non si può non udire echi ormai spenti di voci che invece cantavano negli stessi luoghi gli inni di gloria al Signore in una delle cappelle non lontane dalla «stanza nera». Un contrasto che mette i brividi e riempie il cuore di tristezza: vedere i testi degli inni sacri abbandonati nelle stanze, pagine contenenti le parole sante di Bibbia e Vangelo buttate sul pavimento con impresse sopra le orme di scarpe sacrileghe che le hanno utilizzate proprio per lo scopo contrario a quello per cui sono state diffuse e divulgate.

    Un altro colpo alla fede di tante famiglie che negli anni ’60 si sono tassate di circa tremila lire a nucleo per poter costruire l’immenso complesso, come riporta l’organo diocesano del tempo «La Difesa del Popolo», per permettere a tanti giovani, ormai sacerdoti da decenni di diventare i pastori delle loro anime. Tutto negli edifici trasmette un senso di abbandono e devastazione, e suscita anche rabbia per l’incuria che fa scoprire in un’altra stanza un prezioso archivio fotografico, un patrimonio storico che contiene anche numerose immagini d’epoca di monumenti italiani. Lì vicino ci sono cataste di banchi sui quali molti futuri sacerdoti, «I preti del 2000» recitava a titoli cubitali sempre il settimanale diocesano dell’ormai lontano 1969, sono stati ore e ore chini sui libri. Fatiche i cui frutti si possono controllare, sulle scale, nelle aule e lungo i corridoi, dove giacciono abbandonati i registri di classe, con i nomi degli allievi, i voti riportati, ma anche i libretti con le note personali. Banchi e sedie lasciati al degrado che, in molti casi, osservati da vicino sembrano ancora pienamente utilizzabili.

    Lungo i corridoi lunghissimi pellicole fotografiche, ricordi di gite, di riunioni, coppe meritate per vittorie sportive, un tempo innalzate per festeggiare, ora sono a terra lasciate ad arrugginire. Nella chiesa sconsacrata il tabernacolo ha perso un’anta, la nicchia che un tempo custodiva il corpo di Gesù ora è piena di ragnatele, la sporcizia regna sovrana, i mattoni che delimitavano l’altare creando un particolare effetto sono a terra assieme al leggio dove venivano appoggiati i testi sacri. Carcasse di volatili morti sono sparse sul pavimento, molto probabilmente si tratta degli animali impagliati che facevano bella mostra di sè nel laboratorio di scienze dove la raccolta di pigne si è mescolata a quella delle conchiglie adagiate sulla sabbia, creando un innaturale effetto mare-montagna. Anche le apparecchiature delle aule di musica sono state spogliate, rimangono gli scheletri in alluminio, che ospitavano registratori, mixer e altra strumentazione e che adesso si innalzano in mezzo a stanze vuote. Guardiani del nulla e della devastazione.
    01 agosto 2007

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