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Neonato morto, il sindaco Zanardo: «Qui non era mai successo niente»

Cartura si interroga su chi sia il piccolo «scaricato» nel fosso. Maschio, aveva due mesi. Il decesso almeno una settimana fa.  «Sono venuti da fuori, volevano un luogo nascosto». Un quartiere tranquillo di nemmeno mille abitanti: «Viviamo bene»

CARTURA. Non ci è riuscito a dormirci sopra. E’ successo tutto lì, vicino a casa sua. L’altra sera era andato subito a vedere anche lui la canaletta di scolo dove gli avevano detto che c’era il cadavere di un neonato: un bambino, nell’acqua. Poi aveva parlato con i carabinieri fino a tarda sera. E ieri mattina, dopo una notte per metà insonne, ha risposto a decine di telefonate: quelle di amici e di parenti che volevano sapere, ma soprattutto quelle dei suoi concittadini. Massimo Zanardo ha 33 anni, è sindaco di Cartura, ma ha casa proprio lì, nella piccola frazione di Cagnola che, per ironia della sorte, ha un nome che sembra sorella di Cogne.

«Non è mai successo niente qui, non ci sono state rapine e violenze in questi anni, noi viviamo in un quartiere tranquillo, con giovani famiglie, tanti bambini, e anche gli immigrati qui da noi non sono tanti, e quelli che ci sono si sono perfettamente integrati», diceva il giovane sindaco, quasi a difendere quel territorio dai peggiori pensieri, dalle cattiverie di chi parla senza sapere. «Mi fa male questa storia, una storia così ti lascia un segno. Come si fa», diceva ieri a tutti Zanardo.

 C’è la città, c’è la grande cintura metropolitana, e poi comincia la provincia, e Cagnola di Cartura è lì, ad aspettare che tra dieci, vent’anni il diametro della cintura urbana se l’inghiotta con l’inesorabile sviluppo edilizio: ma intanto è lì nel verde, costeggiata da una provinciale trafficata e abbracciata dai campi: campi e canalette di scolo. Un quartierone che non arriva a mille abitanti e che negli ultimi cinque anni ha avuto un forte sviluppo residenziale. Villette, casette, bifamiliari e trifamiliari a un milione e mezzo il metro quadro, gente che lavora, parchetti giochi per bambini, e quel silenzio notturno che se viene spezzato dall’abbaiare di un cane è un segnale, un indizio.

 Avrebbe abbaiato più di un cane l’altra notte, quando gliel’hanno portato lì sotto quel neonato senza nome. «Io non ho figli, ma non ho fatto altro che pensare ai miei nipotini, e santo cielo, ma come si fa a uccidere un bambino appena nato?». E se poi si scoprisse che è stato uno dei suoi concittadini, magari un italiano? Che se ne fa un sindaco di un cittadino che uccide un bambino, che se ne fa? «Io non voglio giudicare, non so niente di questa storia, so solo che ci siamo dentro fino al collo noi che non c’entriamo niente, perché io non penso che sia stato uno di noi, non lo voglio pensare nemmeno per un secondo. Dio santo, non si va mai sui giornali per belle cose, vero?».

 E così il sindaco di Cartura chiama i dipendenti dei servizi sociali, mette a disposizione l’archivio del comune alle forze dell’ordine
perché si indaghi su tutto e tutti. Con addosso il peso di una colpa non propria, con nel cuore il timore di non aver fatto abbastanza per questa o quella famiglia in difficoltà, e con nella testa le domande, le mille domande dei suoi mille concittadini. Domande a cui il sindaco non sa rispondere.

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