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Tre detenuti di Padova tinteggiano le aule scolastiche

In due mesi d'estate hanno lavorato all'istituto Belzoni in via Speroni. Il preside: «Volevano lavorare anche il giorno di Ferragosto» 

PADOVA. Per due mesi, luglio e agosto, si sono recati all'istituto Belzoni di via Speroni, dove hanno ritinteggiato alcune aule che da oggi, con l'inizio della scuola, ospiteranno gli studenti. Sono tre detenuti in semilibertà della Casa di reclusione di Padova che hanno preso parte al progetto proposto dall'Associazione operatori carcerari volontari, con il contributo della Cariparo e la collaborazione della Provincia.

Vincenzo Vaccaro, Giovanni De Felice e Stephan Sallai, ogni mattina, per ...

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PADOVA. Per due mesi, luglio e agosto, si sono recati all'istituto Belzoni di via Speroni, dove hanno ritinteggiato alcune aule che da oggi, con l'inizio della scuola, ospiteranno gli studenti. Sono tre detenuti in semilibertà della Casa di reclusione di Padova che hanno preso parte al progetto proposto dall'Associazione operatori carcerari volontari, con il contributo della Cariparo e la collaborazione della Provincia.

Vincenzo Vaccaro, Giovanni De Felice e Stephan Sallai, ogni mattina, per due mesi, alle 8 erano all'istituto Belzoni. Armati di secchi, rulli e pennelli hanno riportato a nuovo 14 aule, pitturando le pareti, riposizionando le lavagne, aggiustando le tapparelle. Ma, ancor più importante, l'hanno fatto con entusiasmo.

«Volevano lavorare anche a Ferragosto», dicono il preside, Vincenzo Amato e il direttore del carcere, Claudio Mazzeo, che ieri insieme al consigliere della Nuova Provincia di Padova delegato all’edilizia scolastica, Luciano Salvò, e agli stessi detenuti hanno presentato il lavoro finito. «Per noi è stata un'esperienza bellissima. Un'opportunità per capire che non siamo così tanto ai margini della società, anzi, siamo stati accolti benissimo a scuola», racconta sorridente Stephan, 50 anni, che in Romania, suo paese d'origine, ha conseguito il diploma di perito tecnico elettronico. «Da quando sono in carcere a Padova ho eseguito lavori di manutenzione all'interno della Casa di reclusione ma questa è la prima volta che lavoro all'esterno». Stephan, che da sei anni è al Due Palazzi, deve scontare ancora un anno per rapina. «Sono stato felice di partecipare a questo progetto. Nonostante quello del carcere sia un percorso doloroso, mi sta rendendo migliore», aggiunge Vincenzo, 38 anni, di Bari, dove ha moglie e figlio. In carcere dal 2002, ci starà fino al 2026. «Sono entrato che non sapevo leggere né scrivere. Ora sono un'altra persona». Vincenzo, 42 anni, napoletano dei quartieri Spagnoli, terminerà la pena nel 2026 ed è il terzo detenuto coinvolto nel progetto: «Un’opportunità che dovrebbe essere ripetuta». Ed è quello che direttore del carcere e delegato della Provincia vogliono fare. —