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Padova Tre, a novembre si decide se Borile & C. andranno a processo

La sede di Padova Tre ad Este

Fissata l’udienza preliminare per l’inchiesta sul crac della multiutility ormai fallita Rischiano in dieci: le accuse  vanno dal peculato alla truffa

ESTE. Travolto proprio in questi giorni dall’inchiesta per le irregolarità nell’accoglienza dei migranti con la cooperativa Edeco, Simone Borile se la dovrà vedere presto con un’altra grana legale. Il peccato originale, si direbbe. Il 7 novembre è fissata l’udienza preliminare nella quale il gip deciderà, come ha richiesto il procuratore capo di Rovigo Carmelo Ruberto, se mandare a processo Borile e gli ex amministratori della società Padova Tre srl e del Consorzio Padova Sud (suo controllor ...

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ESTE. Travolto proprio in questi giorni dall’inchiesta per le irregolarità nell’accoglienza dei migranti con la cooperativa Edeco, Simone Borile se la dovrà vedere presto con un’altra grana legale. Il peccato originale, si direbbe. Il 7 novembre è fissata l’udienza preliminare nella quale il gip deciderà, come ha richiesto il procuratore capo di Rovigo Carmelo Ruberto, se mandare a processo Borile e gli ex amministratori della società Padova Tre srl e del Consorzio Padova Sud (suo controllore), i revisori dei conti della stessa società - fallita lo scorso ottobre lasciando circa 40 milioni di buco - e gli ex vertici della coop Ecofficina.



Le accuse, a vario titolo, sono di falso in atti pubblici, frode, peculato, false fatture e false comunicazioni sociali. Il procuratore capo Ruberto ha chiuso in gennaio le indagini sul crac della società che gestiva il servizio di raccolta e trasporto rifiuti per 52 Comuni tra Bassa padovana e Piovese, e tre mesi dopo ha chiesto il rinvio a giudizio per tutti i dieci imputati. Le indagini hanno permesso di cristallizzare le posizioni di tutti coloro che avrebbero avuto un ruolo nel crac della multiutility. Quelle di chi avrebbe gonfiato le bollette a carico dei cittadini per 15 milioni di euro, di chi avrebbe trattenuto nelle casse della società i soldi dovuti alla Provincia di Padova, di chi avrebbe emesso fatture per operazioni inesistenti per ingrossare le casse delle coop amiche, di chi avrebbe certificato bilanci in cui la voragine dei debiti veniva mascherata per non perdere la concessione del servizio.



Borile con Stefano Chinaglia (ex presidente Padova Tre) e Stefano Tromboni (ex direttore generale del Consorzio padova Sud) sono accusati di falso materiale commesso da pubblico ufficiale in atti pubblici e frode in pubbliche forniture. Secondo l’accusa formavano falsamente i Piani economico finanziari per i Comuni indicando nelle entrate importi inferiori rispetto a quelli poi riscossi. A Borile e Chinaglia viene contestato anche il peculato perché non hanno versato alla Provincia il tributo ambientale (Tap) per oltre 3 milioni di euro.



Gaetano Battocchio e Giampaolo Mastellaro, allora a capo di Ecofficina, sono accusati di aver emesso a carico di Padova Tre fatture per operazioni inesistenti per oltre 300 mila euro. Falso in bilancio, infine, è l’accusa che pesa, oltre che su Borile, Chinaglia e Egidio Vanzetto (era nel cda di Padova Tre), anche i revisori dei conti Alcide Nicchio, Angelo Donato, Gianmarco Rando e Patrizia Bazzi. Fra due mesi si saprà se e chi andrà alla sbarra per il buco da 40 milioni di euro. —