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La nuova vita del pastore che difende i lupi 

Patroclo Bigolin, 45 anni, da Galliera Veneta, è ripartito da zero dopo una condanna per spaccio. Passa l’estate con le pecore in val di Fassa 

PADOVA. Visto da su, a quasi duemila metri di quota, tutto adesso sembra avere un senso compiuto. Quel sogno di bambino, gli errori fatti, le strade sbagliate, il prezzo pagato, il coraggio di ricominciare. Patroclo Bigolin ha messo le cose a posto, definitivamente, quando all’inizio dell’estate è arrivato con le sue pecore nell’area sciistica del Buffaure, sopra Pozza di Fassa. Un paradiso, prati a perdita d’occhio, le cime incantevoli delle Dolomiti, il cielo terso, qualche volta la neve. ...

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PADOVA. Visto da su, a quasi duemila metri di quota, tutto adesso sembra avere un senso compiuto. Quel sogno di bambino, gli errori fatti, le strade sbagliate, il prezzo pagato, il coraggio di ricominciare. Patroclo Bigolin ha messo le cose a posto, definitivamente, quando all’inizio dell’estate è arrivato con le sue pecore nell’area sciistica del Buffaure, sopra Pozza di Fassa. Un paradiso, prati a perdita d’occhio, le cime incantevoli delle Dolomiti, il cielo terso, qualche volta la neve. E la sera - con il gregge al riparo - il silenzio delle notti di montagna e stelle da non credere.

Patroclo, il pastore amico del lupo



Se ne stava lì, Patroclo, fuori dal mondo e felice, steso sui prati di giorno e in una piccola roulotte di notte. Una telefonata ogni tanto ad amici e parenti del suo paese, Galliera Veneta, e nessun altro contatto con il mondo. Tecnologia, zero. Fino a quando le cronache non sono tornate a occuparsi di lui perché un lupo - anzi una lupa, con sei cuccioli - ha cominciato ad attaccare il suo gregge e in poche notti gli ha mangiato sedici pecore. Prima due e poi sempre di più, fino allo scorso fine settimana. Ci si aspettava una voce in più nel coro un po’ sguaiato che sta accompagnando il ritorno del predatore sulle montagne. E invece Patroclo Bigolin l’ha presa con filosofia: «È un animale intelligente e bellissimo, l’avevo sottovalutato, mi ha studiato e mi ha fregato. Ma sono contento che ci sia, vuol dire che l’ambiente è sano, che la natura è in equilibrio». Così, tra l’ascetico e il disincantato, si è ritrovato al centro di un caso.

Albergatori e operatori turistici del Trentino sono stati i primi a contestarlo. «Mi chiamano e mi dicono che non sono più gradito da queste parti perché difendo il lupo», racconta. Ma non ci sono solo nemici. Lunedì un gruppo di suoi compaesani è partito apposta da Galliera per andare a stringergli la mano e a rompere l’accerchiamento. «Non li conoscevo, mi ha fatto piacere avere il loro sostegno», dice il pastore, ancora sorpreso. E aggiunge: «Dalle critiche mi difendo spegnendo il telefono. Le mie pecore, invece, le difendo con un po’ di rete elettrica in più. Anzi stavolta la metto doppia, me l’ha data la Forestale. E comunque i predatori ci sono anche da noi, basta saperlo e mettersi nelle condizioni di difendersi, non è così complicato».



«Faccio quello che sognavo da bambino», racconta Patroclo Bigolin, con il tono di chi ha dovuto aspettare tanto, forse un po’ troppo, ma ora si sente in pace. Se i sogni sono le risposte di oggi alle domande di domani, da piccolo lui ci aveva visto giusto. «Fare il pastore è uno stile di vita, non un lavoro. È proprio un altro modo di vivere. Non si comincia mai, non si finisce mai. Io non ho orologio, non guardo il calendario. Vedo la gente che arriva quassù, sorrido a tutti e penso: voi stasera andate via, io resto». Certo, non è una vita facile. Patroclo ci si è buttato senza esperienza nel 2012, quando di anni ne aveva 39. «Ho preso qualche pecora e ho iniziato a Galliera, da autodidatta, senza neppure farmi consigliare». Oggi di pecore ne ha ottocento, quasi tutte di razza Tingola, molto diffusa in questa zona, più qualche capra Bionda dell’Adamello e sei cani da pastore. «È il gregge di Tingole più grosso in Italia», aggiunge orgoglioso. «Con gli anni ho imparato e quest’anno per la prima volta sono venuto quassù, prima andavo lungo il Brenta, in posti marginali, a fare pascolo vagante. L’avessi saputo, che era così bello, sarei venuto prima».

A forza di vagare, Patroclo non è più tornato al suo paese e gli inverni li ha sempre trascorsi fra Padova e Vicenza «A Galliera torno quest’anno per la tosatura», annuncia. «Mi sto già organizzando». Sì, perché portare ottocento pecore non è esattamente come muoversi in macchina. «Servono permessi per attraversare centri abitati e strade», spiega il pastore. «Uno non lo immagina, è complicato. Ma anche questo con il tempo si impara».

Si impara tutto e da tutto. Otto anni fa Patroclo Bigolin era sui giornali per altre vicende. Spaccio, rapina, violenza. Nel 2010, anno del suo arresto, era considerato un boss della droga nella zona di Schio e si era messo nei guai anche per una spedizione punitiva ai danni di un cliente che non aveva pagato. Condannato, ha scontato la pena. E poi alla fine ha avuto la forza di cambiare vita e ricominciare da zero. Ma non è tornato ai suoi vecchi lavori nei supermercati e nei negozi, ha scelto di ripartire dal suo sogno di bambino. «Mi sono chiesto che vita volevo fare e mi sono accorto che avevo già la risposta dentro», racconta oggi, saggio. «E allora, con tutto quello che ho combinato io, vi sembra che potrei mai prendermela con un lupo?». —