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Fece cancellare le multe degli autovelox: Paolocci deve risarcire 800 mila euro

L’ex comandante della polizia municipale di Padova e la sua vice condannati dalla Corte dei Conti: hanno danneggiato il Comune

PADOVA. Una stangata da 800 mila euro per l’ex comandante dei vigili urbani di Padova Antonio Paolocci. È la somma che dovrà versare a titolo di risarcimento al Comune di Padova per aver cancellato le multe da autovelox determinando il venir meno di un introito per le casse pubbliche. Lo ha deciso la Corte dei Conti del Veneto con la sentenza depositata lunedì nella quale accusa l’ex dirigente di «numerose e grossolane negligenze». Condannata anche la vice dell’epoca, Maria Luisa Ferretti, c ...

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PADOVA. Una stangata da 800 mila euro per l’ex comandante dei vigili urbani di Padova Antonio Paolocci. È la somma che dovrà versare a titolo di risarcimento al Comune di Padova per aver cancellato le multe da autovelox determinando il venir meno di un introito per le casse pubbliche. Lo ha deciso la Corte dei Conti del Veneto con la sentenza depositata lunedì nella quale accusa l’ex dirigente di «numerose e grossolane negligenze». Condannata anche la vice dell’epoca, Maria Luisa Ferretti, che firmò materialmente il provvedimento: per lei, che eseguì un ordine del suo superiore, la cifra da pagare è di 10 mila euro. La somma complessiva dovuta a Palazzo Moroni è stata dunque ridimensionata rispetto alle richieste della Procura che aveva indicato un danno da 3,8 milioni di euro: dall’importo sono stati detratti i mancati incassi per effetto di presunte contestazioni e morosità.



Il provvedimento arriva sul tavolo della Procura della Corte dei Conti che apre un’inchiesta per danno erariale. Il pm contabile Chiara Imposimato affida le indagini alla Guardia di Finanza di Padova che fa un lavoro certosino, controllando fotogramma per fotogramma. La conclusione degli accertamenti è che la revoca delle sanzioni è infondata, «sostenuta da motivazioni generiche» e che per il Comune c’è un danno da 3,8 milioni.

Il collegio presieduto dal giudice Guido Carlino accoglie le tesi della Procura e contesta punto su punto le ragioni della difesa: per la Corte le presunte criticità sono state indicate genericamente, i problemi di organizzazione erano risolvibili in autotutela, la carenza di segnaletica in curva Boston poteva essere ovviata cancellando le multe in quel tratto, il servizio non era esternalizzato ma in house e l’accesso ai dati riservati era garantito alla sola Polizia Municipale.

Per i giudici il comportamento di Paolocci «non sembra affatto improntato a quella ligia e rigorosa osservanza delle norme rappresentate dalla difesa» e anzi si sarebbe reso responsabile di «numerose e grossolane negligenze». Il fatto che le infrazioni rilevate siano rimaste in una sorta di «iperuranio amministrativo» fino alla loro inutilizzabilità per lo spirare dei termini di contestazione, è per i giudici l’effetto di un’illecita omissione di cui Paolocci non poteva non essere consapevole. E come «comportamento gravissimo» viene qualificata la decisione di far firmare alla vice un atto che era di sua competenza. L’ex comandante, difeso dal professor Mario Bertolissi e dall’avvocato Alberto Cartia farà con ogni probabilità ricorso. —