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Una zona tranquilla

LE TESTIMONIANZESAONARASono soprattutto le urla disperate, di dolore e di terrore, ciò che degli eventi di ieri mattina più difficilmente dimenticheranno i residenti di via Sette Gennaio a Villatora....

LE TESTIMONIANZE

SAONARA

Sono soprattutto le urla disperate, di dolore e di terrore, ciò che degli eventi di ieri mattina più difficilmente dimenticheranno i residenti di via Sette Gennaio a Villatora. Un’appartata strada residenziale, costellata di ville e villette, dove prima d’ora non era accaduto mai nulla di simile. Le grida e la confusione hanno buttato giù dal letto chi ancora stava dormendo, e spinto quasi tutti gli abitanti presenti in quel momento a uscire di casa e ad affacciarsi al ...

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LE TESTIMONIANZE

SAONARA

Sono soprattutto le urla disperate, di dolore e di terrore, ciò che degli eventi di ieri mattina più difficilmente dimenticheranno i residenti di via Sette Gennaio a Villatora. Un’appartata strada residenziale, costellata di ville e villette, dove prima d’ora non era accaduto mai nulla di simile. Le grida e la confusione hanno buttato giù dal letto chi ancora stava dormendo, e spinto quasi tutti gli abitanti presenti in quel momento a uscire di casa e ad affacciarsi alle recinzioni dei giardini; adesso, al ricordare quei momenti agghiaccianti, tutti mostrano un certo timore, e lo fanno con la promessa dell’anonimato.

URLA SELVAGGE

«Poco prima delle sette ho sentito quelle urla selvagge, tremende, arrivare dalla via», racconta una giovane donna. «Questa è una strada dove ci conosciamo più o meno tutti, e abbiamo capito che era accaduto qualcosa di grave. Siamo riusciti a vedere degli uomini di etnia cinese che scappavano verso la piazza; ricordo anche una persona sanguinante. Più tardi sono arrivate le ambulanze. È stato terribile, una cosa sconvolgente». «Sono arrivate tre ambulanze, e questo mi ha fatto comprendere che era accaduto qualcosa di gravissimo», ribadisce una signora, anch’essa vicina di casa delle vittime della rapina. «Prima anche io avevo sentito lamenti altissimi e urla terrificanti, e mi ero spaventata. Nei giorni scorsi non abbiamo visto nessuna persona sospetta aggirarsi nei paraggi; questa via è tranquillissima, non ho mai notato nulla di strano».

LA FUGA E IL SANGUE

Del tutto analoghi anche i ricordi di un giovane che abita a qualche decina di metri di distanza: le grida lanciate durante la colluttazione tra imprenditore e banditi, la fuga, il sangue. La villa dove si è consumata l’aggressione appare chiusa, con le porte e le finestre sbarrate; dei suoi occupanti i vicini sanno dire poco. Persone riservate, tutte casa e lavoro, come sovente le famiglie cinesi che vivono nel nostro territorio.

Patrizia Rossetti