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“Non c’è luogo più ameno e vago” parola dell’ospite Carlo Goldoni

L’ETÀ VENEZIANAQuando alla guida di Padova subentrano i Carraresi, il Muson Vecchio diventa un confine strategico da presidiare nella guerra contro la Serenissima: Francesco da Carrara, in...

L’ETÀ VENEZIANA

Quando alla guida di Padova subentrano i Carraresi, il Muson Vecchio diventa un confine strategico da presidiare nella guerra contro la Serenissima: Francesco da Carrara, in particolare, fa costruire proprio da queste parti una poderosa trincea presidiata da una consistente guarnigione.

Ma alla fine è Venezia a prevalere, e nella riorganizzazione del territorio Massanzago viene inclusa nella giurisdizione della podestaria di Camposampiero. Vinta la guerra, i veneziani si occup ...

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L’ETÀ VENEZIANA

Quando alla guida di Padova subentrano i Carraresi, il Muson Vecchio diventa un confine strategico da presidiare nella guerra contro la Serenissima: Francesco da Carrara, in particolare, fa costruire proprio da queste parti una poderosa trincea presidiata da una consistente guarnigione.

Ma alla fine è Venezia a prevalere, e nella riorganizzazione del territorio Massanzago viene inclusa nella giurisdizione della podestaria di Camposampiero. Vinta la guerra, i veneziani si occupano di gestire la pace: ne beneficia l’intera zona soprattutto in virtù di un ampio progetto di ordinamento idraulico dei corsi d’acqua, studiato per salvaguardare la città e la laguna, ma che comporta di riflesso la regolamentazione dei fiumi, a partire dal Muson Vecchio, e la bonifica di larghe porzioni di territorio utilizzato poi a scopi agricoli dai nobili veneziani e dai ricchi commercianti interessati a investire in modo redditizio i loro profitti.

Dell’epoca della Serenissima, l’eredità più preziosa è sicuramente villa Baglioni, eretta nel Settecento (e ampiamente rimaneggiata nel Novecento) su incarico degli omonimi conti. Gente di buon gusto, come testimoniano gli affreschi commissionati a un giovane ma già promettente artista dell’epoca, Giambattista Tiepolo, ma anche il progetto complessivo dell’edificio, basato su un ampio corpo centrale con due vaste ali, uno splendido parco all’aranciera, un teatrino e un tempietto dedicato a Maria.

Tra gli illustri ospiti invitati a trascorrervi dei periodi di vacanza figura anche Carlo Goldoni, che celebra con alcuni versi in ottava il matrimonio di Caterina Baglioni (“sta casa gh’ha in campagna / una delizia detta Massanzago: / in Italia, in Germania, in Franza, in Spagna / furse un logo no gh’è più ameno e vago”). Nel Novecento il complesso viene progressivamente venduto a un affittuario dei conti, Pietro Malvestio, che a sua volta lo cede poco dopo al Comune per la somma di 100 mila lire.

Nella seconda guerra mondiale, utilizzata anche come ospedale militare, la villa conosce un sensibile degrado, cui si mette mano a partire dagli anni Settanta. —