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Birolo si ritira: «Scelta di vita, non sconfitta Ora voglio occuparmi della mia famiglia»

IL CASOCORREZZOLAGli scaffali e le mensole sono quasi vuoti. Qualche stecca di sigarette, i quotidiani, copie sporadiche di rivista, gli ultimi pacchetti di figurine. «Nel pomeriggio toglierò anche...

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Gli scaffali e le mensole sono quasi vuoti. Qualche stecca di sigarette, i quotidiani, copie sporadiche di rivista, gli ultimi pacchetti di figurine. «Nel pomeriggio toglierò anche le insegne esterne, non vorrei che nei prossimi giorni qualcuno possa rimanere ingannato e fermarsi per sbaglio». Franco Birolo, tutto sommato, appare sereno nell’ultimo giorno di lavoro nel negozio di via San Donato, nel cuore della piccola frazione di Civè.

l’affetto del paese

Sereno per l’affett ...

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Gli scaffali e le mensole sono quasi vuoti. Qualche stecca di sigarette, i quotidiani, copie sporadiche di rivista, gli ultimi pacchetti di figurine. «Nel pomeriggio toglierò anche le insegne esterne, non vorrei che nei prossimi giorni qualcuno possa rimanere ingannato e fermarsi per sbaglio». Franco Birolo, tutto sommato, appare sereno nell’ultimo giorno di lavoro nel negozio di via San Donato, nel cuore della piccola frazione di Civè.

l’affetto del paese

Sereno per l’affetto delle persone che passano a salutarlo e sereno perché il momento di voltare pagina per lui è arrivato dopo che, un anno fa, aveva maturato la decisione di chiudere l’edicola-tabaccheria. La scritta “svuoto tutto” da mesi ormai faceva capolino sul bancone. Dopo oltre vent’anni di presenza però, dentro di lui, di sicuro un certo effetto gli deve avere fatto l’avere aperto per l’ultima volta un negozio avviato dai nonni a fine anni Cinquanta e portato avanti dai genitori. «Non la vivo come una sconfitta», confessa Birolo, 53 anni, «ma come una scelta di vita sulla quale hanno influito tante cose». Tra tutte la paura che l’incubo possa ripetersi.

L’incubo

Nella notte tra il 25 e il 26 aprile 2012 quattro persone entrarono nell’edicola tabaccheria: Birolo si svegliò di soprassalto, scese e, armato di pistola, affrontò i banditi: durante la colluttazione partì un colpo che uccise Igor Urso, moldavo di vent’anni. Dopo quattro anni, in primo grado, Birolo fu condannato a 2 anni e 8 mesi per eccesso colposo di legittima difesa e a un risarcimento di 325 mila euro a favore dei familiari del ladro ucciso. Sentenza ribaltata nel marzo del 2017 in appello quando è assolto e a giugno scorso la Cassazione respinge poi il ricorso presentato della sorella di Urso per ottenere il risarcimento.

basta rischi

Per non rivivere l’incubo ha deciso di non affittare i locali e cedere le licenze. «Voglio recuperare un po’ di serenità», continua, «e recuperare il tempo che in questi anni ho sottratto alla mia famiglia. Occuparmi dei miei genitori che sono ormai anziani e aiutare mio padre nella cura della piccola azienda agricola di famiglia». Mentre parla il via vai di persone è continuo. Per molti non serve nemmeno parlare perché Franco conosce abitudini e richieste. Molti chiedono conferma, con rammarico, se si tratta davvero dell’ultimo giorno di apertura. A Civè, dove già i servizi sono ridotti all’osso, verrà a mancare un vero e proprio punto di riferimento. Per tabacchi e giornali bisognerà andare fuori paese finché chi ha rilevato le licenze riprenderà, presumibilmente fra qualche settimana, a rivenderli.

ringraziamenti

«Le persone del paese», continua, «e non solo stanno passando a salutarmi. Uno scambio di ringraziamenti reciproco. Di sicuro mi mancherà il contatto umano, il rapporto quotidiano con le persone. Da questo punto di vista sono molto dispiaciuto».

Tra gli ultimi clienti c’è il sindaco Mauro Fecchio: «Siamo all’epilogo di una storia iniziata con una tragedia, proseguita con momenti difficili e che si chiude con una scelta di vita. È importante che anche per lo Stato, Franco Birolo, alla fine, sia uscito in maniera pulita da questa vicenda. Noi abbiamo cercato di sostenerlo». —

Alessandro Cesarato