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Padre Bruno e la missione-caffè così rinasce un’intera provincia

la storiaLe cose sono cambiate il giorno che da Piove di Sacco è arrivata una mail. Diceva più o meno così: qui c’è una macchina che fa per voi. C’è voluto un po’ per farla arrivare a Chae Hom, nella...

la storia

Le cose sono cambiate il giorno che da Piove di Sacco è arrivata una mail. Diceva più o meno così: qui c’è una macchina che fa per voi. C’è voluto un po’ per farla arrivare a Chae Hom, nella provincia di Lampang, ma da quel giorno nessuno ha più bruciato un chicco di caffè, la tostatura ha cominciato a essere perfetta e le tribù - opportunamente consigliate da tre padri missionari del Triveneto - hanno cominciato a fare affari davvero. Affari pulitissimi, è opportuno premettere, per ...

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Le cose sono cambiate il giorno che da Piove di Sacco è arrivata una mail. Diceva più o meno così: qui c’è una macchina che fa per voi. C’è voluto un po’ per farla arrivare a Chae Hom, nella provincia di Lampang, ma da quel giorno nessuno ha più bruciato un chicco di caffè, la tostatura ha cominciato a essere perfetta e le tribù - opportunamente consigliate da tre padri missionari del Triveneto - hanno cominciato a fare affari davvero. Affari pulitissimi, è opportuno premettere, perché tutto il ricavato della vendita del Caffè Bruno paga il lavoro di chi lo produce e finanzia le borse di studio dei ragazzi del posto.

Siamo in Thailandia, in uno dei centri della parrocchia diocesana che ospita ragazzi poveri delle comunità montane. I padri missionari sono tre. Uno è Bruno Rossi, originario di Padova. Vive qui dal 1999 e c’è lui dietro questa impresa. Non a caso il caffè ha preso il suo nome e con questo nome ha vinto, nel 2014, la medaglia d’oro dell’International Coffe Tasting, battendo altri 140 caffè da tutto il mondo.

Il fatto è che il caffè Bruno è buono davvero. Ed è merito dei tre padri missionari che prima hanno convinto le tribù locali a tostare il caffè, che qui invece veniva consumato crudo, e poi hanno insegnato loro a tostarlo per bene, con la macchina - vecchia di 37 anni - recuperata a Piove di Sacco. Un “esemplare” di quelli che non si trovano più, in tempi di produzione computerizzata. Ora il caffè è bio per l’80%, coltivazioni di mais, di riso e di oppio di tutta la provincia sono state progressivamente convertite al caffè, 800 chili al mese del Caffè Bruno sono vendute in tutto il mondo, anche in Italia, oltre che in Corea e in Giappone - per citare i paesi che lo chiedono di più. «Ne compriamo 20 tonnellate all’anno da diverse tribù», racconta padre Bruno, «e lo lavoriamo. Lo rivendiamo in Thailandia a 480 bat, cioè circa 12 euro al chilo. Ma all’estero lo facciamo pagare 30 euro al chilo e con i soldi che ricaviamo ci paghiamo le borse di studio dei ragazzi». —