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Espulso, torna a Limena arrestato e scarcerato pena bassa, cella vietata

Alle spalle una condanna (scontata) per i reati di tentato omicidio e spaccio commessi a Imperia; poi l’espulsione per 10 anni dall’Italia in quanto socialmente pericoloso con accompagnamento all’aero...

Alle spalle una condanna (scontata) per i reati di tentato omicidio e spaccio commessi a Imperia; poi l’espulsione per 10 anni dall’Italia in quanto socialmente pericoloso con accompagnamento all’aeroporto milanese di Malpensa e imbarco per Tunisi. È il 26 dicembre 2017. La notte del 22 agosto è stato arrestato dai carabinieri. Era di nuovo in Italia, a Limena, e aveva tentato di sfuggire a un controllo. Qualche ora in cella di sicurezza, poi è tornato libero (sempre da clandestino) Ilyes To ...

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Alle spalle una condanna (scontata) per i reati di tentato omicidio e spaccio commessi a Imperia; poi l’espulsione per 10 anni dall’Italia in quanto socialmente pericoloso con accompagnamento all’aeroporto milanese di Malpensa e imbarco per Tunisi. È il 26 dicembre 2017. La notte del 22 agosto è stato arrestato dai carabinieri. Era di nuovo in Italia, a Limena, e aveva tentato di sfuggire a un controllo. Qualche ora in cella di sicurezza, poi è tornato libero (sempre da clandestino) Ilyes Touti, 24 anni, tunisino. Su ordine del giudice di Padova che, norme alla mano, altro non poteva fare.

Il motivo? La custodia cautelare in carcere (cioè la detenzione preventiva) non si può applicare quando la pena massima prevista per il reato per cui si procede è inferiore a 5 anni: lo stabilisce il codice di procedura penale in base a una modifica introdotta dal Parlamento il 9 agosto 2013. Conseguenza: nel caso specifico Touti ha violato l’ordine di espulsione, reato punito con al massimo tre anni di carcere. E allora l’arresto, inizialmente scattato, è stato sostituito con l’obbligo di presentazione nella stazione dei carabinieri una volta al giorno perché «sussistono le esigenze cautelari del pericolo di fuga visto quanto da lui dichiarato». Misura cautelare molto teorica e poco fattibile: il giovane immigrato irregolare non ha un lavoro, né casa o legame familiare. Ovvero, nessun radicamento sociale nel territorio. «Sono di passaggio, voglio andare in Francia» aveva ammesso durante la convalida dell’arresto. Difficile che, quotidianamente, si presenti in caserma in attesa del processo. Ma la legge è così. E storie analoghe a quella di Ilyes Touti ce ne sono ogni giorno a Palazzo di giustizia. Una giustizia impotente: da una parte le norme prevede l’arresto, dall’altra impongono la scarcerazione per lo stesso reato mentre sulla strada si moltiplica l’esercito di tanti stranieri irregolari. —