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Morto da cinque giorni lo trovano riverso in casa «Bartolo, nostro amico»

L’hanno visto l’ultima volta venerdì, poi più nulla. Ieri in tarda mattinata gli amici del centro sociale del Portello si sono preoccupati e hanno deciso di far aprire la porta di casa sua ai...

L’hanno visto l’ultima volta venerdì, poi più nulla. Ieri in tarda mattinata gli amici del centro sociale del Portello si sono preoccupati e hanno deciso di far aprire la porta di casa sua ai carabinieri. Bortolo Ballardin, 70 anni, originario di Gazzo Padovano ma da molti anni residente a Padova nelle case popolari, è stato trovato senza vita nel suo alloggio. Secondo il medico legale era morto ormai da cinque giorni, fiaccato da alcune patologie contro cui combatteva da tempo e anche dal c ...

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L’hanno visto l’ultima volta venerdì, poi più nulla. Ieri in tarda mattinata gli amici del centro sociale del Portello si sono preoccupati e hanno deciso di far aprire la porta di casa sua ai carabinieri. Bortolo Ballardin, 70 anni, originario di Gazzo Padovano ma da molti anni residente a Padova nelle case popolari, è stato trovato senza vita nel suo alloggio. Secondo il medico legale era morto ormai da cinque giorni, fiaccato da alcune patologie contro cui combatteva da tempo e anche dal caldo di questi giorni.

Bortolo Ballardin abitava al Portello solo da cinque anni in un appartamento di via Vanzetti (civico 1) ma in quartiere lo conoscevano tutti. «Ormai era un porteato», racconta un vicino aspettando che i carabinieri finiscano i rilievi.

L’uomo per un lungo periodo aveva lavorato alla casa di riposo Parco del Sole di Terranegra. «Poi però l’avevano licenziato e così si è dovuto accontentare di vivere con una pensione di 640 euro al mese» ricorda l’amico del centro sociale, quello con cui trascorreva tutti i pomeriggi.

Inizialmente era stato collocato nelle case popolari di Chiesanuova ma poi, nel 2008, aveva anche ricevuto lo sfratto per morosità. Si mossero i comitati e grazie all’intercessione di Daniela Ruffini all’epoca assessore alla casa la situazione venne risolta.

«In casa non aveva né luce, né acqua, né gas» racconta chi lo conosceva. «Trascorreva le giornate al centro sociale e se ne tornava a casa nel tardo pomeriggio, per andare direttamente a letto. Non navigava certo nell’oro ma se in tasca aveva un euro prendeva da bere per due. Offriva a tutti, gli piaceva stare in compagnia. Eravamo diventati la sua famiglia».

I carabinieri hanno contattato la sorella, unico familiare rimasto, per il riconoscimento in obitorio. —

E.FER.