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«Ciao Borel, ora sei il capitano della squadra che gioca lassù»

Chiesa gremita e testimonianze toccanti al funerale del sedicenne morto per un incidente in casa: la lettera dei compagni, l’ultimo bacio della mamma

VIGONZA

Borel aveva un sogno: diventare calciatore professionista. Ora sarà il capitano della nazionale del cielo e dall’alto veglierà e accompagnerà la sua mamma, il suo papà, le sorelline e tutte le persone che lo hanno amato.

Tanta commozione ieri nella chiesa di Pionca per il funerale di Borel Danchio Kameni, morto a 16 anni per una terribile disgrazia casalinga. Dietro al feretro coperto di fiori bianchi e dalla maglia numero 10 dell’Albignasego calcio, in un dolore che non lasciava lac ...

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VIGONZA

Borel aveva un sogno: diventare calciatore professionista. Ora sarà il capitano della nazionale del cielo e dall’alto veglierà e accompagnerà la sua mamma, il suo papà, le sorelline e tutte le persone che lo hanno amato.

Tanta commozione ieri nella chiesa di Pionca per il funerale di Borel Danchio Kameni, morto a 16 anni per una terribile disgrazia casalinga. Dietro al feretro coperto di fiori bianchi e dalla maglia numero 10 dell’Albignasego calcio, in un dolore che non lasciava lacrime per piangere, papà Ferdinand e mamma Anne Rose con i parenti e una grande rappresentanza della comunità camerunense. Borel, il gigante buono che aveva conquistato il cuore dei compagni di squadra e di liceo della comunità di Pionca, è morto a 16 anni. «Anche noi abbiamo delle grandi domande» ha detto don Mauro Da Rin, parroco di Vigonza, che concelebrava con don Elia Ferro della pastorale dei migranti «perché a 16 anni? Ci si immagina che la via sia lunga e questi fatti ci lasciano spaesati. Non so perché Borel è morto, ma mi consola sapere che anche Gesù ci è passato. Ma poi è risorto e anche noi ci ritroveremo in Dio». Morire, ha ricordato il sacerdote, è un ritorno a casa. «Gli dicevo: Borel, hai un tiro che spacchi la porta, ma non intendevo certo quello che purtroppo è successo» ha ricordato l’allenatore dell’Albignasego «avevi il sogno di diventare professionista, avevi le caratteristiche per diventarlo. Ora sei il capitano della squadra di lassù. Borel era un ragazzo gentile, e aveva la qualità più importante che un allenatore chiede a un ragazzo: la voglia di apprendere. Ai miei ragazzi dico: dovete prendere da Borel la sua voglia di imparare, di ascoltare».

Un ricordo struggente è arrivato dai compagni di classe del liceo Curiel. È stato letto da una mamma, che ha elencato uno a uno i 19 nomi. Da quelle parole si è capito quanto sia stato importante per Borel vivere impegni e ideali con serietà, fermezza e impegno. «Serbiamo nel nostro cuore la tua immagine, la tua simpatia nella cena di classe fatta a fine anno. Tu sei arrivato sorridente, felice nel giorno del tuo compleanno per festeggiarlo con i tuoi compagni di classe e questo è stato il segno di quanto affetto vi fosse fra di voi».

Quel banco del liceo non sarà vuoto, perché lui sarà sempre accanto ai suo compagni. Poi un monito: «La tua scomparsa inattesa, prematura, irruenta come una spada nel cuore non può restare vana» ha aggiunto la donna «che sia di esempio per tutti i ragazzi, per comprendere il valore della vita e viverla appieno ogni giorno senza sprecare un istante, senza dare nulla per scontato». La comunità di Pionca, all’uscita del feretro, ha voluto tributare un applauso al giovane e ha poi pianto sul sagrato nel vedere papà Ferdinand sorretto dai parenti e mamma Anne Rose piegata sulla bara dell’amato figlio a dargli l’ultimo bacio prima che venisse portato in aeroporto per la sepoltura in Camerun. —