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Mille anime senza un campanile né un bar Luana resiste tra le serrande abbassate

IL REPORTAGECristina Salvato / VIGODARZEREUn paese morto, una città fantasma come quelle del Far West: mancano solo i cespugli rotolanti. Terraglione ormai è più di una frazione dormitorio, è...

IL REPORTAGE

Cristina Salvato / VIGODARZERE

Un paese morto, una città fantasma come quelle del Far West: mancano solo i cespugli rotolanti.

Terraglione ormai è più di una frazione dormitorio, è pressoché defunta. Non ci sono quasi attività commerciali, il piccolo centro è deserto ed è muta persino la campana della chiesa, dopo che uno degli ultimi fortunali ha mandato in tilt il sistema ad altoparlante. Perché a Terraglione non c’è manco un campanile. Sarà colpa del passaggio a livello chiuso ...

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IL REPORTAGE

Cristina Salvato / VIGODARZERE

Un paese morto, una città fantasma come quelle del Far West: mancano solo i cespugli rotolanti.

Terraglione ormai è più di una frazione dormitorio, è pressoché defunta. Non ci sono quasi attività commerciali, il piccolo centro è deserto ed è muta persino la campana della chiesa, dopo che uno degli ultimi fortunali ha mandato in tilt il sistema ad altoparlante. Perché a Terraglione non c’è manco un campanile. Sarà colpa del passaggio a livello chiuso e sostituito alcune decine di anni fa dal sottopasso che ha dirottato tutto il traffico sì, ma anche la clientela: sta di fatto che a poco a poco Terraglione ha iniziato a spegnersi.

Se ne lamentavano giusto qualche giorno fa gli stessi cittadini: ma come si può rivitalizzare un centro così esternamente dislocato delle vie principali? Nessuno ha il coraggio di buttarsi in un’attività imprenditoriale con soli rischi e nessuna garanzia.

TERRAGLIONE DI VIGODARZERE

Una popolazione di poco più di un migliaio di persone risiede a Terraglione, una delle quattro frazioni in cui è suddiviso il territorio di Vigodarzere, stretta tra il Muson dei sassi e la linea ferroviaria. Rispetto alla provinciale 87, che da lei assume il nome, il centro si trova all’interno, ma un tempo era quella l’unica strada su cui si passava, troncata però da un passaggio a livello, dove ci si incolonnava per interminabili minuti quando le sbarre erano abbassate.

Ecco perché si assunse la decisione di realizzare un sottopasso. Il traffico pertanto passò per via Olimpiadi e il centro tornò a respirare, ma iniziò anche a svuotarsi.

NEGOZI CHIUSI

L’ultima ad aver abbassato definitivamente le serrande è stata la storica trattoria “da Leonzio”, il cui titolare a dicembre è andato in pensione. L’insegna è ancora lì, come pure quella della pasticceria Volpato, che la saracinesca l’ha abbassata svariati anni orsono. Chiuso da qualche anno anche il piccolo negozio di alimentari, in centro restano in attività soltanto la carrozzeria Petranzan e il salone di parrucchiera Lei & lui di Luana Libralon.

In via Olimpiadi esiste un altro piccolo complesso commerciale, con un salone di parrucchiera, un centro estetico, un medico e un negozio di detergenti. Il resto sono vetrine vuote: in una di queste un cartello avvisa i clienti che l’attività si è trasferita a Campodarsego. Lì vanno a fare le spese gli stessi cittadini di Terraglione: nella frazione manca persino la farmacia. E non c’è neppure un bar.

LA PARRUCCHIERA LUANA

«Se mi vien voglia di un caffè salgo dai miei, che abitano sopra il negozio; la domenica invece funziona il bar del patronato». Luana Libralon rimane tenacemente legata al suo paese d’origine e non intende spostare altrove il suo salone di parrucchiera. «Ho la fortuna di non pagare l’affitto perché l’edificio appartiene alla mia famiglia» racconta, «ma capisco che nessuno voglia imbarcarsi in un’attività, con tutte le spese da affrontare che ci sono. Magari arrivasse qualcuno: dobbiamo attendere che riaprano le scuole per vedere un minimo di movimento».

Quarant’anni di età e undici di attività, Luana è una ventata di simpatia e freschezza nella città fantasma in cui si è trasformata Terraglione.

«Un tempo le file di auto erano interminabili e non si respirava quando il passaggio a livello era abbassato» racconta, «ma non si è riusciti a trovare un modo alternativo per spostare il traffico e mantenere vivo il paese. Da quando un anno fa don Bernardo è andato in pensione, è arrivato don Alessandro, che però gestisce pure Saletto, dove ha scelto di vivere. Come dargli torto? Qui se non hai l’auto, non puoi davvero bere nemmeno un caffè». —

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