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Elia nasce a casa d’improvviso a Ponso e il papà fa l’ostetrico

Mamma rispedita a casa dall’ospedale: poche contrazioni «Il bimbo aveva il cordone attorcigliato, ma l’ho liberato» 

PONSO.  «Ho slegato il cordone ombelicale che si era attorcigliato al collo con tre giri e ho preso il bambino in braccio, non sapevo se ridere o piangere, era difficile trattenere le emozioni. Poi l’ho messo per un istante a testa in giù, come avevo visto fare e l’ho posato al seno di mia moglie. Mai avrei pensato di far nascere mio figlio nel bagno di casa». Per Alberto Marigo, titolare della Famm Falegnameria di Saletto giovedì è stato un giorno speciale: è nato il suo secondogenito Elia, ...

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PONSO.  «Ho slegato il cordone ombelicale che si era attorcigliato al collo con tre giri e ho preso il bambino in braccio, non sapevo se ridere o piangere, era difficile trattenere le emozioni. Poi l’ho messo per un istante a testa in giù, come avevo visto fare e l’ho posato al seno di mia moglie. Mai avrei pensato di far nascere mio figlio nel bagno di casa». Per Alberto Marigo, titolare della Famm Falegnameria di Saletto giovedì è stato un giorno speciale: è nato il suo secondogenito Elia, 2,4 chili, venuto alla luce con 8 giorni d’anticipo rispetto alla data prevista, come del resto era accaduto per la sorellina Emma che oggi ha 3 anni e mezzo.

Alberto e la moglie Mara Ruin, dipendente Enel in servizio a Rovigo, giovedì si alzano in piena notte e corrono all’ospedale di Schiavonia. Le contrazioni sono irregolari, ogni 4, 7, 10 minuti. La visita fa pensare a un parto non imminente e il successivo tracciato di soli 30 minuti ne evidenzia appena due. La dottoressa ritiene di non aspettare e manda a casa mamma e papà.

«Alle 5 siamo tornati a Bresega e Mara ha fatto un bagno rilassante come ci era stato consigliato. Ma uscendo dalla vasca, verso le 10 le contrazioni erano ad ogni minuto. Si è sdraiata sul tappeto del bagno. Ho provato a dirle di tener duro che saremmo corsi all’ospedale, ma alla seconda contrazione ho visto la testa del bimbo e alla terza è uscito Elia. Ho chiamato dei parenti ma non ha risposto nessuno. Ho fatto da solo. Il cordone lo stava soffocando ma sono riuscito a liberarlo. La paura è stata tanta, l’ho messo per un attimo a testa in giù e gli ho dato un colpetto sul culetto, lui ha fatto un gemito e l’ho messo in braccio alla mamma, si è tranquillizzato. Poi è arrivata l’ambulanza che avevo chiamato e i sanitari hanno tagliato il cordone e si sono presi cura di entrambi».

Ieri il papà è andato in Comune per registrare all’anagrafe di Ponso Elia, senza l’attestato dell’ospedale che non l’ha rilasciato. Forse dovrà fare un’autocertificazione. —