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Cittadellesi a Bali durante il terremoto

TOMBOLODoveva essere una vacanza, è diventata un’odissea, nel pieno dell’emergenza terremoto in Indonesia. «Siamo stati abbandonati a noi stessi, la Farnesina ci ha solo mandato qualche sms»,...

TOMBOLO

Doveva essere una vacanza, è diventata un’odissea, nel pieno dell’emergenza terremoto in Indonesia. «Siamo stati abbandonati a noi stessi, la Farnesina ci ha solo mandato qualche sms», raccontano Gianluca Lovisetto, 30 anni, e la fidanzata Alessandra Scapin, 29, di Tombolo, figlia di Ugo, titolare con il fratello della nota azienda di marmi Scapin Pietro. «Il nostro viaggio doveva durare dal 4 al 17 agosto, tra Bali, Gili e Lombok», premette Alessandra. All’arrivo a Bali, «la terra ha ...

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TOMBOLO

Doveva essere una vacanza, è diventata un’odissea, nel pieno dell’emergenza terremoto in Indonesia. «Siamo stati abbandonati a noi stessi, la Farnesina ci ha solo mandato qualche sms», raccontano Gianluca Lovisetto, 30 anni, e la fidanzata Alessandra Scapin, 29, di Tombolo, figlia di Ugo, titolare con il fratello della nota azienda di marmi Scapin Pietro. «Il nostro viaggio doveva durare dal 4 al 17 agosto, tra Bali, Gili e Lombok», premette Alessandra. All’arrivo a Bali, «la terra ha iniziato a tremare, i balinesi hanno iniziato a urlare e scappare. Siamo stati fuori fino alle 3 di notte, poi un’altra scossa e di nuovo in strada».

Il giorno dopo «ho provato a contattare la Farnesina, ma è stato del tutto inutile». Dopo numerosi tentativi è stato possibile parlare con l’ambasciata: «Una funzionaria ci ha detto che la situazione a Lombok e Gili era drammatica». Esisteva di fatto un rischio tsunami.

La coppia cerca di tornare a casa, ma i prezzi dei voli sono schizzati da 800 a 2 mila euro a persona: l’agenzia non rimborsa perché la Farnesina non sconsiglia ancora l’Indonesia come meta. La notte del 6 agosto è ancora insonne, la terra continua a tremare anche a Bali.

Si vive nel caos di un dramma: alla fine saranno 387 vittime, 13.688 feriti e 378.067 sfollati. Scosse continue anche la notte del 7 agosto, a quel punto anche il ministero dichiara la calamità naturale, ma solo per Lombok e Gili e non Bali. «Il nostro tour operator decide di accollarsi i costi e trovarci un volo per rientrare perché “non si gioca con la vita delle persone”».

Rientro fissato per il 10 agosto. «I giorni seguenti», spiega la giovane, «li passiamo con uno zaino sempre pronto per l’evacuazione. Parlando con i locali scopriamo che si stanno spostando nelle zone collinari perché hanno paura dello tsunami. Sentiamo di episodi di sciacallaggio, gente ferita che non è soccorsa. E in tutto ciò la Farnesina dov’era? Ci siamo sentiti veramente al sicuro solo quando l’aereo è decollato». —

S.B.