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Foresta: «La città mortificata dai limiti regionali all’edilizia»

Il presidente della commissione urbanistica comunale contesta la quota assegnata da Zaia: «Appena 39 ettari fino al 2050 un decimo di quanto richiesto»

«La definizione degli ettari disponibili per le nuove costruzioni che la Regione ha assegnato a Padova comporta una perdita di sovranità. Altro che federalismo e autodeterminazione dei popoli, così sarà la Regione a gestire tutte le deroghe alle costruzioni in città fino al 2050». Parole del presidente della commissione urbanistica del Comune, Antonio Foresta, che si scaglia contro l’amministrazione Zaia rea di aver riservato all’edilizia patavina una quota minimale.

LESIONE ALLA SOVRANITÀ

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«La definizione degli ettari disponibili per le nuove costruzioni che la Regione ha assegnato a Padova comporta una perdita di sovranità. Altro che federalismo e autodeterminazione dei popoli, così sarà la Regione a gestire tutte le deroghe alle costruzioni in città fino al 2050». Parole del presidente della commissione urbanistica del Comune, Antonio Foresta, che si scaglia contro l’amministrazione Zaia rea di aver riservato all’edilizia patavina una quota minimale.

LESIONE ALLA SOVRANITÀ

«Consentire che al Comune vengano assegnati 39 ettari fino al 2050 è un danno clamoroso», continua il consigliere di maggioranza «qui il consumo di suolo rischia di entrarci poco. Il Comune aveva chiesto che la disponibilità fosse quasi dieci volte superiore ma ora spetterà escluisivamente alla Regione determinare le eventuali deroghe alla norma. Una lesione alla sovranità garantita dal Titolo V della Costituzione che assegna proprio ai Comuni la responsabilità della programmazione urbanistica del territorio».

TRATTATI COME UN PAESOTTO

«Federalismo leghista? Autodeterminazione dei popoli? qui assistiamo inermi ad un accentramento illegittimo a cui dovremmo opporci senza ingenuità o approcci ideologici», rincara l’esponente di Area Civica, preoccupato anchee conseguenze di una dotazione urbanistica così ridotta rispetto all’hinterland: «Siamo stati trattati come un paesotto di campagna e non come una città di respiro europeo qual è Padova. Il rischio è che le infrastrutture e i servizi che di fatto stimolano l’aumento della popolazione, siano sviluppate a due passi dai nostri confini, svuotando la città di opportunità di crescita economica e demografica». E l’esempio tipico arriva proprio da un vicino comune termale.

COSÌ L’HINTERLAND È FAVORITO

«È ovvio che se Abano Terme ha una dotazione di superficie edificale addirittura superiore a quella di Padova, i servizi più innovativi si svilupperanno là e non da noi, con la conseguenza perdita secca di posti di lavoro, opportunità di sviluppo e servizi per i residenti»; «Una beffa che non risolve il problema del consumo di suolo», conclude Foresta «ma anzi parcellizza ulteriormente i centri attrattori di un’area urbana, la città metropolitana, che è ben più vasta e delicata dal punto di vista urbanistico e verde di quanto non sia valutato dalla norma regionale».

Riccardo Sandre