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Cimice asiatica, un vero flagello per la frutticoltura della Bassa

Parassita senza antagonisti: nel Montagnanese sta distruggendo interi raccolti Mele e pere a rischio anche nel Monselicense, campi di soia devastati a Bagnoli

MONTAGNANA

C’è chi non è riuscito a salvare nemmeno un frutto. Persino il mercato per fare purea e succhi è stato compromesso. Colpa della cimice asiatica, il nuovo nemico dei frutticoltori della Bassa. L’ennesimo grido di denuncia è di Confagricoltura Padova, che definisce questo insetto «il nuovo flagello delle campagne».

nuovo parassita

La cimice asiatica, insetto che non ha antagonista naturale nel nostro territorio, ha colpito in particolare i frutteti di Montagnana, Castelbaldo, Este, Mo ...

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MONTAGNANA

C’è chi non è riuscito a salvare nemmeno un frutto. Persino il mercato per fare purea e succhi è stato compromesso. Colpa della cimice asiatica, il nuovo nemico dei frutticoltori della Bassa. L’ennesimo grido di denuncia è di Confagricoltura Padova, che definisce questo insetto «il nuovo flagello delle campagne».

nuovo parassita

La cimice asiatica, insetto che non ha antagonista naturale nel nostro territorio, ha colpito in particolare i frutteti di Montagnana, Castelbaldo, Este, Monselice, Urbana e Casale di Scodosia, oltre alle produzioni di soia di Bagnoli e Conselve. Succhiando il tessuto dei frutti in formazione, la cimice causa un effetto sughero con deformazione e nanizzazione del frutto, che diventa invendibile.

E c’è chi ha perso davvero tutto, come conferma Adriano Favazza, presidente del settore ortofrutta di Confragricoltura Padova: «Quest’anno è un vero disastro. Ci sono agricoltori a Montagnana che hanno lasciato tutto il raccolto di pesche sugli alberi perché non erano neppure vendibili per fare purea o succhi. Adesso si cominciano a vedere danni sulle pere Williams, Abate, Conference e sulle mele estive Gala, in raccolta. Poi vedremo come andrà con Fuji e Star, ma temiamo il peggio. Anche le orticole sono attaccate dall’insetto, che ama i sapori dolci. Un’annata da dimenticare, considerando anche i temporali che hanno fatto gravi danni». Tra gli agricoltori più colpiti Davide Gemmo, imprenditore montagnanese: «L’anno scorso ho perso il 100% di raccolto delle mele rosse. Quest’anno prevedo il bis. Il problema è che la Regione ha deliberato solo pochi giorni fa la deroga per l’utilizzo dei neonicotinoidi, l’unico prodotto efficace sulle cimici: troppo tardi, il danno è già fatto. E mentre in Europa fanno fino a 15 trattamenti stagionali, qui si pensa di toglierli. Poco stanno facendo le reti anti-insetto: le cimici si infilano e vanno a svernare dentro, poi in primavera si moltiplicano. Stanno facendo danni anche alla soia: beccano il bacello e non cresce più il grano. Bisogna entrare nell’ordine di idee che la cimice asiatica dev’essere considerata come una calamità naturale, alla stregua di una grandinata o di una tromba d’aria».

raccolti a rischio

I disastri naturali mettono a dura prova un settore che in qualche modo tenta la resistenza: mele e pere, secondo i dati 2017 di Veneto Agricoltura, stanno tenendo bene, visto che la superficie coltivata a melo è in aumento nel Padovano (360 ettari, +2, 9%), mentre quella a pero è stazionaria (375 ettari). Quella delle pesche è invece in caduta libera da qualche anno. La cimice asiatica è in Veneto diffusamente dal 2016, dopo aver fatto danni importanti nel comparto ortofrutticolo dell’Emilia Romagna. In Italia è giunta seguendo le vie commerciali, intrufolandosi in scatoloni, cassette e bancali. —

Nicola Cesaro