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Tra i due litiganti di centrodestra, il Pd gode Conte sperona Zorzato, la Lega è furibonda

IL RETROSCENAAi fratelli-coltelli del centrodestra riesce l’impresa di regalare al Pd la poltrona più ambìta dell’Alta Padovana, un territorio dinamico e irrequieto, nel quale l’influenza dem è poco...

IL RETROSCENA



Ai fratelli-coltelli del centrodestra riesce l’impresa di regalare al Pd la poltrona più ambìta dell’Alta Padovana, un territorio dinamico e irrequieto, nel quale l’influenza dem è poco più che testimoniale. La sorprendente rielezione dell’avvocato Andrea Levorato al timone di Etra – la multiutility energetica da 150 milioni di fatturato che gestisce il servizio idrico e la raccolta dei rifiuti in 74 comuni nei 1700 chilometri quadrati del bacino del Brenta, inclusi l’hinterland ...

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IL RETROSCENA



Ai fratelli-coltelli del centrodestra riesce l’impresa di regalare al Pd la poltrona più ambìta dell’Alta Padovana, un territorio dinamico e irrequieto, nel quale l’influenza dem è poco più che testimoniale. La sorprendente rielezione dell’avvocato Andrea Levorato al timone di Etra – la multiutility energetica da 150 milioni di fatturato che gestisce il servizio idrico e la raccolta dei rifiuti in 74 comuni nei 1700 chilometri quadrati del bacino del Brenta, inclusi l’hinterland di Padova, i Colli Euganei e, appunto, l’Alta – è l’esito diretto di uno scontro trasversale tra le correnti rivali di Forza Italia e la Lega che, colta di sorpresa dal fuoco amico, incassa uno smacco inatteso quanto cocente, con l’inevitabile corollario di polemiche.



In vista del rinnovo delle cariche sociali, il Carroccio – orchestrato (a fatica) dal commissario Franco Gidoni d’intesa con l’assessore Roberto “bulldog” Marcato, il consigliere regionale Luciano Sandonà e Bobo Miatello, sindaco “sceriffo” a San Giorgio in Bosco – aveva accarezzato la conquista della presidenza, senza però individuare un candidato di punta che andasse oltre la generica rosa di partenza comprendente Luigi Bernardi, Paola Ghidoni e Federica Pietrogrande. A fianco dei leghisti, l’alleato azzurro, rappresentato dal segretario provinciale Luca Callegaro, spalleggiato nell’occasione dal figliol prodigo Marino Zorzato.



Vecchia volpe della politica veneta – parlamentare e poi vicepresidente della Regione nel primo mandato di Luca Zaia– ora Zorzato si aggira tra i banchi di Palazzo Ferro-Fini orfano di Angelino Alfano (ricordate Alleanza Popolare? ) e – secondo rumors insistenti e non smentiti – si appresta a fare ritorno all’ovile forzista, forte dell’apprezzamento riscosso tra i numerosi sindaci “civici” dei piccoli municipi, genericamente centristi ma privi di un vero partito di riferimento, e degli ottimi rapporti con notabili di lungo corso quali Barbara Degani e Vittorio CasarinSulla sua strada, però, si è frapposto un compaesano, l’acerrimo nemico Maurizio Conte di San Martino di Lupari, che a sua volta siede in consiglio regionale e (in teoria almeno) sostiene la maggioranza zaiana.



Quest’ultimo, in origine leghista e quindi seguace di Flavio Tosi, vista la mal parata dell’ex sindaco veronese, ha traslocato di recente in Forza Italia e in occasione delle politiche del 4 marzo non ha mancato di piazzare una zampata elettorale, catapultando in Parlamento il fedelissimo Roberto Caon, deputato di Vigonza. Tant’è. Quale migliore occasione per sgambettare l’avversario e complicargli la marcia di riavvicinamento alle fila berlusconiane? Quatto quatto, Conte si mette all’opera e trova un partner assai efficace nel presidente della Provincia, Enoch Soranzo, “antipatizzante” leghista al pari del partner a dispetto delle controverse deleghe (in verità poco più che simboliche) affidate a due amministratori di rito salviniano.



La coppia inizia così un pressing martellante sui sindaci-elettori (alla fine la percentuale dei votanti balzerà oltre il 93%) e ha buon gioco nel sollecitare la convergenza su Levorato che, al di là del colore democratico, si ripresenta esibendo conti aziendali di tutto rispetto (dal raddoppio degli utili alla crescita impetuosa degli investimenti) e un indice di raccolta differenziata del 71% che consente risparmi in bolletta altrove sconosciuti. Conclusione? L’asse Soranzo-Conte miete il 62% dei consensi e il centrodestra “ufficiale” esce scornato, escluso perfino dal Consiglio di sorveglianza, l’organo di indirizzo di Etra.



«Nonostante il consenso popolare maggioritario, siamo stati sconfitti dalle manovre degli eterni democristiani, abili ad approfittare della stagione di anarchia che attraversa la Lega padovana», è il commento amaro di Miatello, avvezzo a parlare senza peli sulla lingua «Il commissario Gidoni è un galantuomo, ma è evidente l’assenza di un segretario e di un gruppo dirigente che siano punto di riferimento quotidiano dell’azione nel territorio. Occorre ristabilire le regole e porre fine ai personalismi, l’apertura di credito concessa dai cittadini non è illimitata». —