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La padovana arruolata dalla Nasa: «Si fa poco per i cervelli in fuga»

Sara Buson

Sara Buson, 38 anni di Pernumia, è una dei quattromila scienziati italiani all’estero. Da sempre ha la passione per le stelle. «L’Italia mi manca, ma tornare diventa un sogno» 

PADOVA. Sara Buson è una ricercatrice della Nasa, un cervello in fuga, una donna determinata e brillante che quando parla di astrofisica s’illumina, proprio come le stelle che l’hanno “stregata” fin da bambina.

LA SCOPERTA È una delle menti che hanno scoperto la prima sorgente di neutrini cosmici provenienti dalle vicinanze di un buco nero in una galassia lontana, annunciata dalla National science foundation (Nsf) con il Fermi large area telescope (Lat) della Nasa, nella cui equipe ha un ruol ...

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PADOVA. Sara Buson è una ricercatrice della Nasa, un cervello in fuga, una donna determinata e brillante che quando parla di astrofisica s’illumina, proprio come le stelle che l’hanno “stregata” fin da bambina.

LA SCOPERTA È una delle menti che hanno scoperto la prima sorgente di neutrini cosmici provenienti dalle vicinanze di un buco nero in una galassia lontana, annunciata dalla National science foundation (Nsf) con il Fermi large area telescope (Lat) della Nasa, nella cui equipe ha un ruolo di primo piano proprio l’astrofisica italiana, che ha analizzato insieme alla collega tedesca Anna Franckowiak i dati raccolti dal telescopio Lat. Sara è nata a Pernumia 38 anni fa, è una dei quattromila scienziati italiani che lavorano in Nord America. Nel 2017 è stata selezionata fra i sedici ricercatori italiani under 40 finalisti agli Issnaf Awards, i premi annuali che vengono consegnati all’ambasciata italiana a Washington.

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LAUREA IN ASTROFISICA Ma facciamo un passo indietro, a quando Sara si è laureata in astrofisica al Bo, dove ha poi conseguito il dottorato di ricerca e proseguito la carriera con un post-doc nel mondo dell’astrofisica delle alte energie. Oggi lavora come ricercatrice al Goddard Space Flight Center, centro Nasa (National aeronautic and space administration) con sede a Greenbelt, nel Maryland, ma prima ancora era una bambina curiosa con il naso all’insù, sedotta dal cielo e dal suo mistero. «Ho sempre avuto la passione delle stelle – racconta – Crescendo mi sono accorta con sorpresa che quello che vediamo è solo una parte del tutto, così mi sono avvicinata alla fisica, all’astrofisica e all’astronomia, perché è ancora più interessante capire cosa succede nello spazio». Un interesse che l’ha portata lontano. «Ho sempre sognato di lavorare alla Nasa e mi sono impegnata tanto per riuscirci: serve lavoro costante e un po’ di fortuna. Non basta essere bravi, ho inviato tantissime domande e la competizione è stata dura, ma questo è bellissimo. Migliorarsi può avvenire solo avendo a che fare con tanti ambienti diversi e quello della Nasa (dove sono arrivata tre anni fa) è un’opportunità ineguagliabile».

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NOSTALGIA CANAGLIA L’Italia le manca, ma non nasconde qualche riserva: «Ho lì tutta la mia famiglia, ma alcune cose della politica di oggi mi fanno pensare: parlo con gli amici ed ho un po’ paura». Del resto il Belpaese non è sempre riconoscente con i suoi talenti: «L’Italia non è generosa con i propri scienziati – riflette la scienziata – lo Stivale si “dispera” perché i cervelli scappano ma, paragonando le opportunità esistenti negli altri Paesi, da noi si è fatto e si continua a fare davvero poco al fine di incentivare e di promuovere il nostro rientro. Fuori è più facile mettere in evidenza e far fruttare le proprie qualità, con tutti i limiti che pure ci sono: in America un non americano, per esempio, non può ambire ad un posto governativo. Il sistema italiano non concepisce che un ricercatore, per diventare eccellente, abbia bisogno di arricchirsi con esperienze continue all’estero e confronto con altri ambienti di ricerca, per poi arricchire il proprio di Paese. Invece rientrare diventa sempre più un sogno perché il nostro Paese dimostra un interesse limitato. Non mi sento un cervello in fuga, io non sto scappando da nulla, sono un cervello guadagnato da un altro paese».

STILE AMERICANO Prossima tappa, lo spazio? «Assolutamente no. L’unico motivo per cui partirei sarebbe per vedere quanto è bella la nostra terra da lassù». Allora qual è il suo futuro?. «Sto spingendo molto perché voglio eccellere nel mio lavoro: sono impegnata da quando mi alzo fino alle due di notte, spesso anche nei week end. È un po’ lo stile americano, in Europa la vita è più rilassata. Tanti mi guardano con ammirazione, ma ho fatto questo perché sono brava in questo, mica in tutto. Vengo da una famiglia di contadini: i miei nonni avevano la prima elementare, mentre mia mamma e le mie zie sono insegnanti, insomma la mia famiglia mi ha permesso di andare oltre la mia quotidianità. Mi piacerebbe avere il mio gruppo di ricerca e sto lavorando per questo, alla ricerca di finanziamenti. Mi piace fare ricerca e vorrei condividere questa passione con altri, spero con dei giovani». —