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Un venetista di Masi rischia il processo per un’occupazione

MASI. C’è anche Mattia Barbirato, 43 anni di Masi, tra i 21 venetisti del Comitato Liberazione Nazionale Veneto indagati per occupazione abusiva di edificio e resistenza a pubblico ufficiale. Si...

MASI. C’è anche Mattia Barbirato, 43 anni di Masi, tra i 21 venetisti del Comitato Liberazione Nazionale Veneto indagati per occupazione abusiva di edificio e resistenza a pubblico ufficiale. Si tratta dell’occupazione di un edificio a Piovene Rocchette (Vicenza) per impedire con azioni di forza uno sfratto esecutivo.

Il pm vicentino Gianni Pipeschi ha informato 21 appartenenti al Clnv che intende processarli per il movimentato episodio del 20 marzo scorso, quando un rappresentante dell’Istit ...

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MASI. C’è anche Mattia Barbirato, 43 anni di Masi, tra i 21 venetisti del Comitato Liberazione Nazionale Veneto indagati per occupazione abusiva di edificio e resistenza a pubblico ufficiale. Si tratta dell’occupazione di un edificio a Piovene Rocchette (Vicenza) per impedire con azioni di forza uno sfratto esecutivo.

Il pm vicentino Gianni Pipeschi ha informato 21 appartenenti al Clnv che intende processarli per il movimentato episodio del 20 marzo scorso, quando un rappresentante dell’Istituto di vendite giudiziarie di Vicenza aveva cercato in entrare in possesso dell’edificio nel quale abitano abusivamente Denis e Loris Spezzapria, fratelli di Piovene Rocchette, non più proprietari dell’immobile per cui era stato firmato un ordine di liberazione nel dicembre 2015.

Da allora, però, gli Spezzapria – aiutati da numerosi appartenenti al comitato venetista che sostenevano l’illegittimità di quell’atto in virtù anche di leggi internazionali – si sono opposti con tutte le loro forze, tanto che continuano ad abitare nell’immobile che hanno perso in seguito al fallimento della società di famiglia, la Esseci Filati.

Gli Spezzapria si sono opposti allo sfratto ordinato dal giudice, nonostante l’area fosse presidiata da poliziotti e carabinieri. Poiché il clima stava diventando sempre più incandescente e c’era il rischio che degenerasse con scontri, la Questura, dopo essersi consultata con la Procura, aveva deciso di soprassedere e di rinviare la liberazione dell’edificio. C’erano stati anche tre feriti tra i manifestanti prima che polizia e carabinieri rinunciassero a sgomberare l’immobile.