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Condannati a 16 anni: da loro comprava cocaina pure una parafarmacia

Una delle vie centrali di Città Giardino

Due nordafricani e un italiano i tre imputati che operavano tra il centro e Casalserugo: la clientela era tutta italiana

PADOVA. La lista dei clienti è lunga, oltre 70 nominativi tra i 20 e i 45 anni, tutti italiani. Ma in quell’elenco di compratori di cocaina spuntano pure dei clienti insospettabili come una parafarmacia e un’autofficina del bacino termale. E nel Piovese c’è un’immobiliare.

Andavano alla grande gli affari del ventenne marocchino Bilel Zarog, in carcere da febbraio, condannato a 6 anni, 8 mesi e al pagamento di una multa di 40 mila euro al termine di un rito abbreviato che prevede per legge lo ...

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PADOVA. La lista dei clienti è lunga, oltre 70 nominativi tra i 20 e i 45 anni, tutti italiani. Ma in quell’elenco di compratori di cocaina spuntano pure dei clienti insospettabili come una parafarmacia e un’autofficina del bacino termale. E nel Piovese c’è un’immobiliare.

Andavano alla grande gli affari del ventenne marocchino Bilel Zarog, in carcere da febbraio, condannato a 6 anni, 8 mesi e al pagamento di una multa di 40 mila euro al termine di un rito abbreviato che prevede per legge lo sconto di un terzo della pena.

Era riuscito a prendere il comando di un gruppo di "spaccini" (tra cui un minorenne) che operavano a Città Giardino, in via Rovigo e in via Goito (Basso Isonzo), in via Marco Polo (Santa Croce) e vicino alla Chiesa di Santa Giustina. L’inchiesta era nata in seguito all’arresto avvenuto a Paltana il 6 ottobre 2017 di un nordafricano dettagliante. Tramite quest’ultimo, la polizia aveva individuato Zarog, contattato da decine di clienti che lo conoscevano come Zack: via telefono ordinavano e poi la droga (di qualità diversa a seconda della richiesta) era consegnata da “galoppini”.

Un 45enne di Padova il cliente più fedele: comprava cocaina con cadenza quotidiana. Sempre con rito abbreviato sono stati condannati altri due spacciatori, Souffien Naffati, tunisino di 29 anni, residente a Mortise ma ora in carcere (6 anni e 8 mesi, 30 mila euro di multa) e Vito Bellaveduta, 56, di Padova con obbligo di dimora (2 anni, 8 mesi e 6 mila euro). Naffati si dedicava allo spaccio lungo l’asse Casalserugo-Padova.

Attività reddditizia tanto che aveva deciso di iscriversi all’Università per ampliare il portafoglio-clienti come scritto in una lettera lasciata a casa sua per il “cognato” che lo supportava negli affari, appunto Bellaveduta. L’obiettivo? Frequentare i corsi del Dipartimento dei beni culturali con sede al Liviano, dove sperava di ampliare la clientela. Completo il ventaglio dei prodotti offerti: cocaina, hashish, eroina e marijuana. —