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Venetisti, contro lo sfratto invocano il diritto internazionale

Il rustico dei fratelli Franceschetto deve andare all’asta per pagare i loro creditori: «Non riconosciamo l’Italia e le sue leggi». Ma porte e finestre vengono murate

SAN GIORGIO IN BOSCO. I carabinieri li sfrattano da casa perché sull’immobile si vogliono rifare i creditori, ma loro si difendono invocando il diritto internazionale: «La nostra casa non fa più parte dell’Italia, noi riconosciamo solo le leggi internazionali». È successo ieri mattina in via Romanie a Lobia, frazione di San Giorgio in Bosco.

Da una parte le forze dell’ordine, che hanno murato porte e finestre di un rustico ristrutturato. I militari hanno agito su disposizione dell’autorità gi ...

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SAN GIORGIO IN BOSCO. I carabinieri li sfrattano da casa perché sull’immobile si vogliono rifare i creditori, ma loro si difendono invocando il diritto internazionale: «La nostra casa non fa più parte dell’Italia, noi riconosciamo solo le leggi internazionali». È successo ieri mattina in via Romanie a Lobia, frazione di San Giorgio in Bosco.

Da una parte le forze dell’ordine, che hanno murato porte e finestre di un rustico ristrutturato. I militari hanno agito su disposizione dell’autorità giudiziaria che sta procedendo per l’esecuzione immobiliare. Dall’altra, invece, i fratelli Ennio e Giampaolo Franceschetto, che da tempo hanno affisso fuori da casa un cartello che cita una serie di normative e gli atti protocollati in municipio a San Giorgio in Bosco: «Questa non è Italia, noi non riconosciamo le leggi dello Stato, noi siamo in terra internazionale».

Il cartello appeso fuori dall'abitazione

Il procedimento è aperto nei confronti di Ennio, cinquantun’anni, che di fronte ai sacrifici di una vita che gli venivano portati via non è riuscito a parlare. Sgomento, attonito, arrabbiato. È il fratello Giampaolo a ricostruire la vicenda: «Questa casa era stata acquistata anni fa da nostro padre e poi l’abbiamo ristrutturata insieme, c’è un grande legame da un punto di vista affettivo».

Una storia, come tante, di lavoro e impresa in Veneto: «A metà degli anni ’80 siamo partiti con una ditta di trasporti che poi, nel tempo, si è divisa in due società, ovvero la Franceschetto Srl con sede a Noventa Padovana e la Euro Trucks di Piove di Sacco. Le due aziende in tutto gestivano una trentina di autisti, facendo trasporti internazionali, anche per acqua Rocchetta e Uliveto».

Gli affari, dopo gli anni migliori, hanno cominciato a non andare più bene. «Nel 2011 la Trucks di cui era amministratore Ennio è fallita. Avevamo un fido con la banca aperto di 380 mila euro e dopo il fallimento ci siamo ritrovati nell’impossibilità di far fronte a questo debito. È da qui che si sono innescati i problemi ed è arrivato lo sfratto». A novembre dello scorso anno Ennio è stato sfrattato, ma poi è rientrato nella residenza di via Romanie, forzando le nuove serrature posizionate dalle autorità. Ieri le maniere sono diventate più forti: i carabinieri di Cittadella, con i colleghi del battaglione, hanno vigilato sul lavoro degli operai che hanno murato porte e finestre. Impossibile rientrare.

Ma i Franceschetto non ci stanno e denunceranno quella che definiscono una «violazione dei diritti umani». «Non possono fare tutto questo perché è territorio internazionale. Abbiamo depositato questi documenti anche in Comune, abbiamo dichiarato che non siamo più dentro il sistema Italia, noi ci riconosciamo solo nelle leggi del diritto internazionale».

I fratelli Franceschetto citano le massime carte sui diritti umani, dalla Convenzione di Roma a quella Europea, l’Alto Commissariato di Ginevra e la Costituzione: tutto per ribadire che esiste un legge universale che viene prima delle norme che li cacciano da casa. Intanto i muratori completano l’opera, senza lasciare pertugio alcuno. E oggi la casa dovrebbe finire all’asta.