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Abano Terme, sarà presto libero uno degli assassini del gioielliere Gianfranco Piras

Tre anni di sconto per premiare la collaborazione di Maich Gabrieli, arrestato nell’agosto del 2005 per la sanguinosa rapina

ABANO TERME.  Ha ucciso. E rapinato. Finito in manette il 19 agosto 2005, dopo quasi 13 anni trascorsi tra arresti domiciliari (per lo più) e (pochi) in cella, tra pochi giorni sarà di nuovo libero: per la giustizia italiana il suo conto lo ha pagato. Il giostraio vicentino di Rosà Maich Gabrieli, oggi 41 anni, uscirà dal carcere di Vicenza il prossimo 15 luglio grazie a tre anni di liberazione anticipata. Fu uno dei banditi del commando che partecipò al sanguinoso assalto contro la gioielle ...

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ABANO TERME.  Ha ucciso. E rapinato. Finito in manette il 19 agosto 2005, dopo quasi 13 anni trascorsi tra arresti domiciliari (per lo più) e (pochi) in cella, tra pochi giorni sarà di nuovo libero: per la giustizia italiana il suo conto lo ha pagato. Il giostraio vicentino di Rosà Maich Gabrieli, oggi 41 anni, uscirà dal carcere di Vicenza il prossimo 15 luglio grazie a tre anni di liberazione anticipata. Fu uno dei banditi del commando che partecipò al sanguinoso assalto contro la gioielleria di Abano Terme in via Jappelli. Erano le 16.35 del 19 luglio 2005: il titolare Gianfranco Piras, 64enne padre di famiglia e una vita dedicata al lavoro, si difese da quell’attacco sparando e ferendo a morte un rapinatore, Emanuele Crovi. I complici risposero con una sventagliata di kalashnikov. Nessuno scampo per il commerciante.



Tutto si consuma in pochi minuti di quell’afoso pomeriggio d’estate. Un'Alfa Romeo 33 rossa entra nell'isola pedonale di Abano e si ferma a poche decine di metri dal negozio. Scendono dall’auto alcuni uomini incappucciati e armati di Kalashnikov e pistole: immediata l’irruzione nell'oreficeria di fronte ai passanti atterriti. All’interno c’è il titolare Piras con la commessa Federica Zancopé. I malviventi bestemmiano e urlano. Vogliono gioielli e soldi. E puntano le armi, pronti a sparare. Il commerciante reagisce non prima di aver allontanato la dipendente che scappa al piano superiore. Loro rispondono a calci, pugni, colpi in faccia e al collo con il calcio del mitra. Piras cade ma non molla. Afferra un revolver e spara. Spara una volta, due volte e colpisce il giostraio Emanuele Crovi, 32 anni. Spara una terza volta ma l’arma s’inceppa. La vendetta è istantanea: Piras è centrato al petto. I banditi fuggono, sostenendo Crovi che sarà abbandonato, morente, al Pronto soccorso di Piove di Sacco.



Determinante per arrivare alla verità i rilievi tecnici effettuati dai carabinieri del Ris di Parma, che individuano delle tracce ematiche all’interno della gioielleria. Alcune sono riferibili alle vittime; tuttavia un’altra macchia di sangue, pur in quantità ridotta, appartiene a un terzo uomo. È il sangue provocato da una lesione, non grave. Viene ricavato il Dna che appare riconducibile a quello del giostraio Gabrieli, un lungo elenco di precedenti e vecchia conoscenza delle forze dell’ordine nonostante l’età. I carabinieri (alle indagini hanno partecipato i comandi provinciali del Veneto) cercano (e trovano) una traccia organica del giovane da cui ricavare il Dna indispensabile al confronto.

 

Serve la certezza matematica. L’esito è positivo e la caccia all’uomo si conclude con un blitz a San Bonifacio dove Maich Gabrieli è arrestato il 19 agosto 2005. Finito in carcere, il giostraio di origine sinti capisce che si mette male. Quasi subito decide di “collaborare”. Così fa nomi e cognomi. E scatta l’arresto per Fabrizio Panizzolo di Campolongo e Fabiano Meneghetti, di Bovolenta, alle spalle una storia criminale legata alla mafia del Brenta di Felice Maniero. Saranno condannati all’ergastolo. Intanto nel gennaio 2007 Gabrieli affronta il giudizio abbreviato per avere uno sconto di pena e viene condannato a 18 anni, ridotti a 13 in appello. Otterrà pure gli arresti domiciliari revocati nel marzo 2017 perché era finito contro un palo della luce mentre viaggiava in macchina. Ora, a 41 anni, sarà libero. —