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Este: anziana uccisa, abbreviato per Bonaldo

Udienza il 18 settembre, la difesa dell’imputato porta la consulenza del perito di Bossetti: «Non c’è il suo Dna»

ESTE. È stato ammesso al rito abbreviato condizionato Michele Bonaldo, il trentasettenne di Casale di Scodosia accusato di aver ammazzato, picchiandola e infine soffocandola, la pensionata di 74 anni Liliana Armellini la notte fra il 22 e 23 maggio del 2016 al Pilastro di Este.

Nel frattempo si è costituita parte civile la sorella della vittima, Vittorina, che vive in Casa di Riposo, è rappresentata dal tutore Stefani ...

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ESTE. È stato ammesso al rito abbreviato condizionato Michele Bonaldo, il trentasettenne di Casale di Scodosia accusato di aver ammazzato, picchiandola e infine soffocandola, la pensionata di 74 anni Liliana Armellini la notte fra il 22 e 23 maggio del 2016 al Pilastro di Este.

Nel frattempo si è costituita parte civile la sorella della vittima, Vittorina, che vive in Casa di Riposo, è rappresentata dal tutore Stefania Romito e assistita dall’avvocato Mauro Zandolin che ha già chiesto un risarcimento per il danno morale. Bonaldo per i carabinieri di Padova e dalla compagnia di Este è l’autore della rapina culminata nell’uccisione della padrona di casa. Quella sera avrebbe percosso, legato e forse anche imbottito di farmaci la Armellini, ex barista di Este che viveva all’epoca con la sorella inferma in una casa popolare. L’avrebbe picchiata, intontita per poi sfasciarle la casa alla ricerca dei soldi. Mille euro scarsi trovati in un cassetto. Ci sarebbe poi un retroscena scoperto dai carabinieri. Quella sera Bonaldo prima di andare al Pilastro di Este avrebbe consegnato il telefonino al nipote di 14 anni dicendogli di tenerlo tutta la notte e di mandare messaggi ogni mezz’ora alla fidanzata Arianna Chinchio, la badante della Armellini. Così quando gli investigatori sono andati a controllare i dati della telefonia mobile, hanno visto che il telefono di Bonaldo era agganciato alla cella di Casale e quindi non poteva trovarsi a Este. Poi è arrivata la scoperta del Ris che trovato tracce di Dna sul corpo dell’anziana e anche nel cassetto dove erano custoditi i soldi, sfondato da sotto e ispezionato con i polpastrelli. Lì il presunto assassino ha trovato la busta con i mille euro, ma non si è accorto che dentro c’era anche un’altra busta in cui erano conservati invece 10 mila euro euro. Il medico legale Luca Massaro aveva fatto repertare del materiale biologico sul cadavere della donna, trovato con le gambe legate nel corridoio accanto al bagno. Non c’erano ferite mortali evidenti, tant’è che l’autopsia (eseguita dallo stesso Massaro su incarico del pm Fabrizio Suriano) ha indicato nel soffocamento la causa del decesso, ma c’erano molti lividi, conseguenza di percosse. Fonte, queste ultime, di una probabile contaminazione del corpo con materiale biologico di chi ha percosso l’anziana. E infatti i carabinieri del Nucleo investigativo di Padova hanno raccolto cellule della pelle (ma anche dal comodino) dalle quali il Ris ha ricavato il Dna di Bonaldo. Ma ora la difesa contesta tutto con il perito Capra.