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«Spero che il mio calvario serva da esempio»

Il commerciante ha ceduto le licenze e sta per chiudere l’attività: «Ora ho solo bisogno di tranquillità»

CORREZZOLA. «Ho appreso che il ricorso era stato respinto» racconta sollevato Birolo che oggi ha 52 anni «nella tarda serata di mercoledì dal mio avvocato». Lavora ancora nella tabaccheria che però si sta apprestando a chiudere. Lo aveva annunciato all’indomani dell’assoluzione: dopo anni di logorio psicofisico Birolo ha bisogno di ritrovare con la famiglia soprattutto un po’di tranquillità. «È questione di giorni» dice tra la merce in esaurimento e gli scaffali ormai mezzi vuoti «ho ceduto ...

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CORREZZOLA. «Ho appreso che il ricorso era stato respinto» racconta sollevato Birolo che oggi ha 52 anni «nella tarda serata di mercoledì dal mio avvocato». Lavora ancora nella tabaccheria che però si sta apprestando a chiudere. Lo aveva annunciato all’indomani dell’assoluzione: dopo anni di logorio psicofisico Birolo ha bisogno di ritrovare con la famiglia soprattutto un po’di tranquillità. «È questione di giorni» dice tra la merce in esaurimento e gli scaffali ormai mezzi vuoti «ho ceduto le licenze per i giornali e i tabacchi al supermercato dall’altra parte delle strada». Si è conclusa la fase in sede penale, ma non quella civile visto che ancora per qualche anno, in teoria, richieste di risarcimento come quella richiesta alla Cassazione potrebbero ancora essere formalizzate. «Non credo» afferma «che ci saranno molti appigli per una cosa del genere. Piuttosto sto io valutando se esistono dei presupposti per chiedere un risarcimento. Sei anni sono tanto tempo. È stata una vicenda che mi ha stremato e per la quali i costi umani, personali e familiari sopportati sono stati ingenti. Un vero calvario. In tutto questo tempo c’è sempre stata anche la paura che potesse ricapitare». Che cosa rimane alla fine? «In tutte le cose, anche le più dolorose» aggiunge «cerco di trovare gli aspetti positivi. In questi anni ho percepito la solidarietà di tante persone che non finirò mai di ringraziare. È stato un sostegno indispensabile per tenere duro e andare avanti. Spero che il mio caso serva da esempio e possa permettere di dare una speranza e un conforto a quanti vivono situazioni analoghe». Un ultimo riferimento è alla legge sulla legittima difesa. «Mi sono trovato in questa situazione perché la legge permette di fare questo tipo richieste. Mi auguro che questo nuovo governo» ribadisce ancora una volta Birolo «vada a modificare queste possibilità, questi privilegi che hanno i criminali. Le vere vittime sono chi queste situazioni le subisce senza averle mai cercate».

Tutto ha avuto inizio la notte tra il 25 e il 26 aprile del 2012: quattro persone fanno incursione, sfondandone la vetrata con una panca, nell’edicola tabaccheria che si trova nel cuore della frazione di Civè. Franco Birolo, il proprietario ed ex paracadutista, si trova al piano superiore a dormire insieme alla moglie e alla figlia allora quindicenne. Svegliatosi di soprassalto, attraverso la scala che unisce i locali, scende, armato di pistola, per controllare. Ne nasce una colluttazione durante la quale parte un colpo che ferisce a morte uno dei malviventi, un moldavo di vent’anni. Birolo riesce poi a immobilizzare uno dei ladri che sarà arrestato dai carabinieri e quindi rilasciato nei mesi successivi. Gli altri due individui riescono invece a fuggire impuniti e non saranno mai più identificati e catturati. Il caso Birolo assurge alle cronache nazionali e divide l’opinione pubblica e la politica. Dopo quattro anni, in primo grado di giudizio, Birolo è condannato a due anni e otto mesi di carcere per eccesso colposo di legittima difesa e a un sostanzioso risarcimento a favore dei familiari del ladro ucciso. Una decisione, quella del giudice di Padova Beatrice Bergamasco, che sollevò non poche discussioni visto che nell’occasione era stato lo stesso sostituto procuratore generale a chiedere l’assoluzione. Assoluzione che poi arrivò in secondo grado.

Alessandro Cesarato