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Lega, scambi di accuse al direttivo

Scontro su tessere e militanti. Canella: la federazione è stata gestita in malafede

Quando il gatto non c’è i topi ballano, brontola un bitonciano reduce dal direttivo provinciale della Lega. Metafora discutibile se l’allusione felina corre agli impegni romani di Massimo di Cittadella (neo sottosegretario all’Economia) e dell’ex segretario Andrea Ostellari (approdato al Senato), con il ruolo dei roditori affibbiato alla cordata rivale capeggiata da Roberto Marcato, l’assessore regionale allo Sviluppo di Zaia. La verità è che il voto del 4 marzo ha sancito una frattura, non ...

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Quando il gatto non c’è i topi ballano, brontola un bitonciano reduce dal direttivo provinciale della Lega. Metafora discutibile se l’allusione felina corre agli impegni romani di Massimo di Cittadella (neo sottosegretario all’Economia) e dell’ex segretario Andrea Ostellari (approdato al Senato), con il ruolo dei roditori affibbiato alla cordata rivale capeggiata da Roberto Marcato, l’assessore regionale allo Sviluppo di Zaia. La verità è che il voto del 4 marzo ha sancito una frattura, non dichiarata ma evidente, tra eletti ed esclusi; questi ultimi, in molti casi, malcelano il dispetto e affilano le armi in vista del congresso d’autunno con l’obiettivo dichiarato di rovesciare la maggioranza uscente e assumere il pieno controllo.

Succede, allora, che la riunione convocata dal commissario Franco Gidoni riservi trappole, schermaglie e scambi d’accuse a ripetizione. In primo piano la questione dei militanti, cruciale per un partito di massa, l’unico (forse) scampato fin qui alla deriva virtuale; sono loro a garantire la presenza capillare sul territorio e ad eleggere, ad ogni livello, i dirigenti. Così, la promozione da socio a militante di Mauro Fecchio, sindaco di Correzzola e in passato esponente di An, risulta bloccata perché lo statuto impone un minimo di cinque anni di “decantazione” a chi provenga da una diversa forza politica; eppure Ostellari non ha applicato questa regola a Debora Marcato, che pure di Fecchio è stata assessore e “camerata”... , l’obiezione avanzata del veterano Fausto Dorio e condivisa dai più; la signora, en passant, è moglie dell’avvocato-senatore.

Altro caso: tre giovani attiviste di Santa Giustina in Colle da tempo in rotta di collisione con Giulio Centenaro, il ras locale; pro bono pacis Daniele Canella, il segretario della circoscrizione del Camposampierese, aveva “patteggiato” in direttivo la loro iscrizione alla sezione di San Giorgio delle Pertiche ma di questa intesa, al momento della ratifica, non si è trovata traccia alcuna a verbale: «È l’ennesima riprova di una gestione in malafede della federazione», la dura reazione di Canella, già estromesso a sorpresa (al pari di Dorio) dalle candidature al Parlamento; parole forti alle quali fa fatto eco il richiamo «al rispetto degli accordi» per voce del “bulldog” di Piombino Dese.

Non bastasse, anche il sindaco-sceriffo di San Giorgio in Bosco, “Bobo” Miatello, ha soffiato sul fuoco sollecitando il gruppo dirigente a sanzionare Fabio Zanfardin, presidente del consiglio del comune dell’Alta e assai vicino a Marcato, reo di un’assenza dell’aula che ha messo a repentaglio il numero legale.

E Gidoni? Bellunese pragmatico ed equilibrato, è stato accolto con favore dai turbolenti leghisti che ne apprezzano la volontà di sciogliere – anziché aggirare – i nodi ereditati. Le sue prime mosse? Ha escluso declassamenti, riservandosi di approfondire in tempi stretti i dossier sugli aspiranti militanti. «Non sono qui per tagliare teste e questo non è un commissariamento di tosiana memoria, risponde soltanto all’incompatibilità statutaria tra segretari e parlamentari. La mia agenda? A settembre rinnoveremo le cariche nelle sezioni, poi toccherà alle circoscrizioni e a novembre ci sarà il congresso: chi ha più consensi vincerà».