Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti, per proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o prestare il consenso solo ad alcuni utilizzi clicca qui
Esci

«I nostri militari operano lì vicino basta la volontà per portarla via»

ARZERGRANDE. L’inviato del Giornale Fausto Biloslavo è rientrato ieri pomeriggio dall’Iraq, ha preso l’aereo poche ore dopo aver incontrato Meriem Rehaily e averne raccontato la storia prima per il...

ARZERGRANDE. L’inviato del Giornale Fausto Biloslavo è rientrato ieri pomeriggio dall’Iraq, ha preso l’aereo poche ore dopo aver incontrato Meriem Rehaily e averne raccontato la storia prima per il suo quotidiano e poi per Sky Tg24. «Una latitante è stata trovata da un giornalista e magari resterà lì perché nessuno andrà a prenderla, anche se i nostri carabinieri sono a poche decine di chilometri di distanza» dice ridendo, soddisfatto di aver concluso con successo una “caccia” durata mesi. H ...

Paywall per contenuti con meter e NON loggati

Paywall per contenuti senza meter

ARZERGRANDE. L’inviato del Giornale Fausto Biloslavo è rientrato ieri pomeriggio dall’Iraq, ha preso l’aereo poche ore dopo aver incontrato Meriem Rehaily e averne raccontato la storia prima per il suo quotidiano e poi per Sky Tg24. «Una latitante è stata trovata da un giornalista e magari resterà lì perché nessuno andrà a prenderla, anche se i nostri carabinieri sono a poche decine di chilometri di distanza» dice ridendo, soddisfatto di aver concluso con successo una “caccia” durata mesi. Ha trovato le due venete andate in Siria per sposare la causa dell’Isis e i suoi combattenti, ora prigioniere in due distinti campi. Più facile trovare la trevigiana Sonia Kedhiri, più complicato individuare e poi incontrare “l’italiana” sotto custodia con i suoi due figli a Roj, mezzora di strada dal confine iracheno. «Meriem è molto intelligente e molto sveglia» racconta Biloslavo «È stata catturata in gennaio mentre cercava di espatriare con marito palestinese e figli in Turchia, li hanno fermati i curdi a un posto di blocco e lei ha tentato di dire che era palestinese, poi siriana, ma l’hanno riconosciuta. Per questo è stata in cella sino a due mesi fa: aveva cercato di fare la furba. Il marito è invece in carcere, è vivo: ha detto che lo ha sentito per telefono dieci giorni fa. La vita per lei è dura, vivono sotto le tende in mezzo al nulla, ma i curdi rispettano i prigionieri. Sono però ansiosi di consegnarli al paese di provenienza, serve solo un contatto ufficiale del governo. Al valico di confine nel Kurdistan iracheno si arriva in taxi e i nostri soldati che presidiano la diga di Mosul sono a poche decine di chilometri, lì se ci fosse l’accordo, la porterebbero gli stessi suoi carcerieri. Adesso il governo sa che sono vive e dove si trovano una latitante e un’indagata per terrorismo internazionale: per consegnarle alla giustizia italiana basta la volontà politica, non serve un’operazione militare».