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Catturata l’intera banda degli escavatori

I carabinieri di Abano arrestano sei persone nel Piovese: rubavano macchine operatrici e le rivendevano all’estero

PIOVE DI SACCO. A conclusione di una complessa indagine avviata nel 2016, i carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Abano Terme, comandata dal maggiore Marco Turrini, hanno arrestato la Banda degli escavatori. Un’associazione a delinquere ben strutturata che operava in diverse province del Veneto e trafficava ruspe, pale meccaniche e mezzi agricoli con Albania, Romania e Slovenia.

Ggli arrestati. Sei le persone finite in manette (5 in carcere e una agli arresti domi ...

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PIOVE DI SACCO. A conclusione di una complessa indagine avviata nel 2016, i carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Abano Terme, comandata dal maggiore Marco Turrini, hanno arrestato la Banda degli escavatori. Un’associazione a delinquere ben strutturata che operava in diverse province del Veneto e trafficava ruspe, pale meccaniche e mezzi agricoli con Albania, Romania e Slovenia.

Ggli arrestati. Sei le persone finite in manette (5 in carcere e una agli arresti domiciliari), tutte residenti in varie località della Saccisica. Si tratta di Daniele Panozzo, 44 anni, vicentino domiciliato a Piove di Sacco; Giulio Piacentin, 45 anni residente a Piove di Sacco; Irimie Lovas, 48enne di origini rumene, domiciliato a Sant’Angelo di Piove di Sacco; Renzo Carraro, 41 anni di Piove di Sacco; Lorena Cecchinato, 41 anni, moglie del Piacentin (ai domicicliari) e Stefano Bortolami, 48 anni residente a Legnaro.

Le indagini. Tutto inizia nei primi mesi del 2016 con il rinvenimento da parte dei militari dell’Arma di due grossi escavatori privi di targhe nascosti in un capannone dismesso alla periferia di Piove di Sacco e al successivo recupero di un escavatore e una fresa in un’officina di Codevigo, anche questi oggetto di furto. Nei giorni successivi una pattuglia dei carabinieri di Abano sorprende in piena notte un gruppo di persone, fra cui Panozzo e Piacentin, che lungo una strada di Montegrotto stavano caricando su un Tir diretto in Albania un escavatore rubato a Noventa Padovana.

L’attività criminosa. Nel corso dell’azione investigativa si è scoperto che il modus operandi del sestetto era finalizzato ad alimentare un “traffico parallelo” di mezzi di movimento terra dall’Italia verso i Paesi dell’Est. La banda agiva con grande professionalità e con l’impiego di moderne tecnologie come i disturbatori di frequenze per evitare un preciso monitoraggio dei movimenti. Ben definiti anche i ruoli: Piacentin, Panozzo e Bortolami erano specializzati nel rubare le macchine operatrici, Lovas reperiva i magazzini dove occultare la refurtiva all’estero, Carraro si adoperava per agevolare il trasferimento dei mezzi e Cecchinato si occupava di piazzare la refurtiva fuori dall’Italia.

I reati. Il trio Piacentin-Panozzo-Cecchinato è imputato del furto commesso a Cavarzere nel luglio del 2016 in una ditta di movimento terra, il duo Lovas-Panozzo è ritenuto responsabile di riciclaggio di una pala meccanica (valore 40 mila euro) rubata in un cantiere di Pontelongo. La banda, inoltre, è ritenuta responsabile del furto di due potenti trattori da un’azienda di Padova e di una serie di furti a Padova e a Piove di Sacco, di un trattore in una azienda agricola di Saccolongo rinvenuto nella campagna di Brugine. Il valore commerciale della refurtiva si aggirerebbe sui 400 mila euro.