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Furti nei cantieri edili, sei arrestati tutti del piovese

Ecco gli arrestati

I carabinieri hanno sgominato una banda (c'è pure una donna) che portava le macchine operatrici all'Est Europa

PADOVA. Oggi, giovedì, i carabinieri di Abano Terme, in esecuzione di provvedimento restrittivo a firma del Gip Domenica Gambardella, su richiesta del pm Sergio Dini,  della Procura  di Padova, hanno dato esecuzione a 6 misure cautelari (5 in carcere ed una agli arresti domiciliari), arrestando in varie località del Piovese le sei persone, costituenti un’associazione a delinquere finalizzata alla commissione di numerosi, gravi reati contro il patrimonio: Daniele Panozzo, 44enne vicentino, do ...

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PADOVA. Oggi, giovedì, i carabinieri di Abano Terme, in esecuzione di provvedimento restrittivo a firma del Gip Domenica Gambardella, su richiesta del pm Sergio Dini,  della Procura  di Padova, hanno dato esecuzione a 6 misure cautelari (5 in carcere ed una agli arresti domiciliari), arrestando in varie località del Piovese le sei persone, costituenti un’associazione a delinquere finalizzata alla commissione di numerosi, gravi reati contro il patrimonio: Daniele Panozzo, 44enne vicentino, domiciliato a Piove di Sacco; Giulio Piacentin, 45enne padovano, residente a Piove di Sacco; Irimie Lovas, 48enne di origini rumene, domiciliato a Sant’Angelo di Piove di Sacco; Renzo Carraro, 41enne da Piove di Sacco; Lorena Cecchinato,  41enne padovana, residente a Piove di Sacco, moglie del Piacentin; Stefano Bortolami, 48enne padovano residente a Legnaro.

Ladri nei cantieri edili, ecco il video

Le indagini avevano inizio ai primi mesi del 2016, a seguito del rinvenimento di due maxi escavatori, nascosti in un capannone dismesso della periferia di Piove di Sacco, del valore complessivo di circa 100.000 euro, risultati rubati da due cantieri della periferia di Padova nonché mancanti di targhe e con i numeri di telaio alterati, al successivo recupero, presso un’officina di Codevigo, di un escavatore e una fresa, proventi di furto, ma soprattutto grazie ad un intervento, in Montegrotto Terme, operato da una pattuglia di Carabinieri di Abano che nottetempo sorprendevano un gruppo di persone, fra i quali  Panozzo e Piacentin (a seguito dell’episodio criminoso i due verranno deferiti per ricettazione) che stava caricando su un Tir diretto in Albania un escavatore rubato a una ditta di Noventa Padovana.

Le successive investigazioni  non solo fornivano elementi di riscontro a carico dei malfattori, ma consentivano di identificare gli ulteriori quattro soggetti coinvolti a vario titolo nell’attività illecita e venivano, altresì, fortemente corroborate dal recupero di ingente refurtiva (sovente materiale sottratto a ditte fallite o in fase di liquidazione del padovano) e di svariate macchine movimento terra in procinto di essere trasferite all’estero. Va sottolineato, peraltro, come i controlli ed i sequestri effettuati dagli operanti nel corso delle indagini non abbiano trattenuto gli indagati nel proseguire, in modo pervicace, nell’attività delittuosa, finalizzata ad alimentare il fiorente “traffico parallelo” di mezzi movimento terra su rotte che dall’Italia conducono verso i Paesi dell’Est.

I carabinieri in un cantiere edile

Si è riusciti, quindi, a scoprire una vera e propria associazione a delinquere caratterizzata da specifica suddivisione di ruoli e compiti, capacità del gruppo di risolvere i problemi che si frapponevano all’esecuzione dei reati, elaborazione di sempre nuove strategie e modalità operative, in particolare: Piacentin, Panozzo e Bortolami erano specializzati nel rubare macchine agricole, ruspe, terne ed escavatori da aziende agricole e cantieri stradali ed edili; Lovas  reperiva i magazzini dove nascondere la refurtiva e organizzava il trasferimento all’estero (Albania, Romania, Slovenia, ecc.) previa alterazione dei dati identificativi; Carraro si adoperava per individuare gli “obiettivi” e agevolare il trasferimento dei mezzi rubati; Cecchinato agevolava i rei nei trasferimenti logistici e di trasferimento dei veicoli oggetto di furto.

 

La stabilità del vincolo criminale che legava i malfattori è stata testimoniata dalla capacità del gruppo di contrastare le indagini mediante l’effettuazione di accurati sopralluoghi prima dei “colpi”, dall’utilizzo di autovetture quali “staffette” per scortare i mezzi pesanti rubati sino ai nascondigli prescelti, una delle quali (peraltro radiata ed in circolazione con targhe rubate) dotata di disturbatore di frequenze e successivamente addirittura data alle fiamme dalla banda. Oltre al citato episodio di Montegrotto Terme, vengono imputati al sodalizio, sulla scorta dei riscontri raccolti dagli operanti, i seguenti, gravi fatti reato: il furto commesso nel luglio 2016, in Cavarzere dal trio Piacentin - Panozzo - Cecchinato  introdottisi nottetempo in una ditta del settore movimento terra dalla quale rubavano un autocarro, un escavatore, 4 quintali di gasolio e 3 martelli pneumatici.

 

La donna, nella circostanza, darà indicazioni ai complici sulla strada da fare per evitare un posto di controllo delle Forze dell’Ordine in atto nella zona mentre il trasferimento dei mezzi avverrà in territorio sloveno, ove sarà recuperata parte della refurtiva grazie alla collaborazione fra gli operanti e la polizia dello Stato straniero; la ricettazione ed il riciclaggio di una pala meccanica del valore di circa 40.000 euro - risultata asportata da un cantiere di Pontelongo - commessi dal duo Panozzo - Lovas, abili dapprima ad occultare il mezzo in Bovolenta e poi ad alterarne e sostituirne i dati identificativi per poterlo riciclare, trasferire e rivendere all’estero.

 

Gli operanti riuscivano nella circostanza ad intervenire “su strada” e recuperare l’escavatore già caricato su un mezzo pesante diretto in Romania e provvisto di falsa documentazione di accompagnamento; il furto di due potenti trattori agricoli da un’azienda di Padova operato dalla coppia Panozzo Piacentin; una serie di furti perpetrati presso un cantiere stradale di Padova (un potente escavatore, poi trasferito sino al capannone “nascondiglio” del sodalizio in Badia Polesine, ove verrà rinvenuto e sequestrato dagli operanti due mesi più tardi, privo di targa e con numeri identificativi modificati, pronto per essere “riciclato”) ed uno di Piove di Sacco (una terna con pala meccanica) nonché presso un’azienda agricola di Saccolongo (un trattore successivamente rinvenuto in zona di campagna vicina a Brugine); la ricettazione di un autocarro rubato presso un cantiere stradale di Padova ed utilizzato dalla banda di malfattori per impossessarsi di un escavatore successivamente rinvenuto su strada dai Carabinieri in Badia Polesine (Rovigo); il furto di attrezzatura da lavoro e di un furgone da una ditta in fallimento di Ponte San Nicolò (parte della refurtiva sarà recuperata, con altro materiale d’interesse investigativo, nel corso di perquisizioni operate nei confronti di Piacentin e Panozzo nel gennaio 2017) e di un escavatore, pinze, martelli ed altri attrezzi da una ditta in liquidazione di Vigonza; il furto di una trattrice asportata ad un privato di Chioggia, nel novembre 2016.

 

Dalla rapida successione temporale dei reati commessi è emerso come gli indagati, tutti privi di stabile occupazione, facessero dei furti di “veicoli speciali” dal valore commerciale così elevato la propria fonte di sostentamento, dimostrando una spregiudicatezza assoluta (peraltro alcuni di essi sono gravati da precedenti penali proprio per reati contro il patrimonio).

 

Da sottolineare anche l’impatto sull’economia locale derivante dall’attività criminale del sodalizio: i furti perpetrati hanno creato infatti gravi conseguenze economiche soprattutto per le ditte a conduzione familiare prese di mira, che si sono trovate in grosse difficoltà a proseguire le loro normali attività imprenditoriali, mentre sono ancora in corso approfondimenti su ulteriori, recenti denunce di furto presso ditte e cantieri del padovano presentate presso Comandi dell’Arma ed altri uffici di Polizia. Gli arrestati, dopo le formalità di rito, sono stati tradotti tutti, tranne la Cecchinato, sottoposta agli arresti domiciliari presso la propria abitazione, al “Due Palazzi” di Padova, a disposizione dell’autorità giudiziaria mandante.