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Caso Sir, il giudice archivia «Gli scarti non sono rifiuti»

La memoria difensiva della ditta smonta l’esposto del comitato Piazzolambiente sugli sversamenti di materiali plastici: «Allarmismo assurdo, ristabilita la verità» 

PIAZZOLA SUL BRENTA. Un colpo alla botte ed uno al cerchio. Le vicende giudiziarie che si intrecciano sulla vicenda Sir, la ditta di materie plastiche di via San Silvestro, danno ragione una volta ai cittadini ed un’altra all’azienda. A complicare la delicata situazione arriva ora il progetto di realizzazione di un impianto di trigenerazione nel sito produttivo di via San Silvestro. Si tratta di un impianto alimentato a gas naturale, della potenza elettrica pari a 1.560 kw, per ottimizzare l ...

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PIAZZOLA SUL BRENTA. Un colpo alla botte ed uno al cerchio. Le vicende giudiziarie che si intrecciano sulla vicenda Sir, la ditta di materie plastiche di via San Silvestro, danno ragione una volta ai cittadini ed un’altra all’azienda. A complicare la delicata situazione arriva ora il progetto di realizzazione di un impianto di trigenerazione nel sito produttivo di via San Silvestro. Si tratta di un impianto alimentato a gas naturale, della potenza elettrica pari a 1.560 kw, per ottimizzare la gestione energetica degli impianti utilizzati nell’attività produttiva. Verrà realizzato dalla società Gesco Spa di Barberino Val D’Elsa (Firenze)che ha siglato un contratto a rendimento energetico con la Sir e ha chiesto l’autorizzazione regionale per procedere. Allo scopo l’11 giugno si terrà a Venezia una conferenza di servizi in modalità sincrona e di tipo istruttoria, alla quale sono invitati il Comune, la Provincia, l’Arpav. Una preoccupazione in più per il Comitato e per le opposizioni che alzano la voce. E mentre il progetto di trigenerazione è in attesa del via regionale, si chiude invece un tassello giudiziario a favore della Sir. Due mesi fa aveva esultato il Comitato Piazzolambiente, presieduto da Mirella Scremin, perché il Tribunale aveva rigettato il tentativo della ditta di mettere il bavaglio a lei e ai militanti, oggi invece esulta l’azienda per l’archiviazione di uno dei tanti esposti in Procura fatti dal Comitato, quello riguardante gli sversamenti di materiale plastico nei canali. A più riprese, i residenti avevano segnalato, e segnalano tuttora, la fuoriuscita di scarto di plastica dalla lavorazione. Accadeva ad ogni pioggia lo scorso anno ed è accaduto anche l’altro ieri. Bastava anche un piccolo temporale e nei canali vicini alla Sir compariva la plastica. Sarà capitato decine e decine di volte. «Migliaia di pallini neri» riferiva la gente, seriamente preoccupata per l’inquinamento dell’acqua e del suolo. Si era addirittura gridato all’allarme ambientale per il Brenta, dove confluisce lo scolo. Fortunatamente per la giustizia il fenomeno non è così drastico. Lo ha evidenziato il pubblico ministero nella richiesta di archiviazione e lo ha ribadito il giudice per le indagini preliminari nell’accogliere l’istanza. Dal decreto di archiviazione del gip Cristina Cavaggion, che ha fatto propria la memoria difensiva prodotta dall’avvocato Michele Godina, emerge infatti come la quantità di materiale fosse tale da non considerarsi nemmeno rifiuto. «Le modestissime quantità di materiale riversato e l’accidentalità dei versamenti» recita il provvedimento «sono tali da escludere la possibilità di ricondurre il materiale rinvenuto al concetto di “rifiuti” e quindi alla fattispecie penale contestata». Se gli scarti in acqua non si possono nemmeno considerare rifiuti, viene dunque meno il presunto reato. «Almeno in questo caso si è ristabilita la reale dimensione delle cose» afferma il titolare Paolo Domeniconi «Ci sembra che sia stato creato un allarmismo assurdo, con grande dispendio di energie sia pubbliche che private».