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«Spaccio Cral Arneg a rischio di chiusura dopo quarant’anni»

CAMPO SAN MARTINO. Spaccio Cral della Arneg (nella foto) a rischio chiusura. Si ribellano il rappresentante legale Cristiano Ceccon e gli iscritti al sodalizio. «Sono deluso e rammaricato per quello...

CAMPO SAN MARTINO. Spaccio Cral della Arneg (nella foto) a rischio chiusura. Si ribellano il rappresentante legale Cristiano Ceccon e gli iscritti al sodalizio.

«Sono deluso e rammaricato per quello che sta avvenendo sotto gli occhi di lavoratori e sindacati, impassibili di fronte al triste futuro che attende questa realtà, rimasta unica in Italia e frutto di una conquista sindacale che ha lo scopo di portare benefici e servizi ai dipendenti delle aziende del gruppo Finco-Facco-Marzaro, face ...

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CAMPO SAN MARTINO. Spaccio Cral della Arneg (nella foto) a rischio chiusura. Si ribellano il rappresentante legale Cristiano Ceccon e gli iscritti al sodalizio.

«Sono deluso e rammaricato per quello che sta avvenendo sotto gli occhi di lavoratori e sindacati, impassibili di fronte al triste futuro che attende questa realtà, rimasta unica in Italia e frutto di una conquista sindacale che ha lo scopo di portare benefici e servizi ai dipendenti delle aziende del gruppo Finco-Facco-Marzaro, facendoli risparmiare sulla spesa e nelle convenzioni con le attività della zona» dichiara Ceccon.

Nel 1976 i dipendenti di Arneg, Facco, Tecno Poultry,Tecnolaser, Afinox e Mulmix con grande sacrificio di tempo e denaro ottennero un accordo che da quarant’anni permette loro di fruire di uno spaccio dove acquistare a prezzi vantaggiosi i principali prodotti alimentari. Oggi il servizio viene messo in discussione.

«Averlo trascurato sindacalmente e lasciato allo sbando ha portato tantissime problematiche», accusa Ceccon. «Arneg non vuole rinnovare il contratto di affitto con il proprietario dello stabile se questo non viene adeguato alle normative attuali e il 30 giugno scade questa opzione. Dall’inizio dell’anno ho avvisato lavoratori e sindacati di questa situazione, ma i primi non hanno compreso e hanno sottovalutato l'importanza di questa risorsa, mentre parte dei delegati sindacali, anziché fare cultura sindacale, danno ai lavoratori informazioni errate che hanno danneggiato lo spaccio, dicendo di non diventare soci, ché in cambio avranno denaro».

Il riferimento è ai 100 mila euro che le aziende investono nel Cral: qualora questo chiudesse, la consistente cifra verrebbe redistribuita nelle busta paga.

«Purtroppo anche la Facco ci ha creato non pochi problemi, non mandando il proprio dipendente o il sostituto quando veniva richiesto; promesse non mantenute, mail o telefonate rimaste inascoltate», continua Ceccon. «Da parte di Arneg, invece, abbiamo trovato un filo diretto e assistenza. Ma sono i sindacati che devono, con l'azienda, far diventare lo spaccio un punto di partenza, una risorsa e non un peso». Nessun commento da Anna Zanoni, Fiom Cgil, che si riserva di incontrare i propri delegati sindacali e i lavoratori in assemblea per discutere il caso.

Si sa però che il sindacato non ci sta ad essere accusato di essersi disinteressato della questione.

I problemi sarebbero diversi: dal costo elevato per sistemare la sede del Cral al fatto che, del consistente budget messo sul piatto dalle aziende, fruisce solamente il 30% dei lavoratori, perché molti non sono interessati a iscriversi al Cral.

E, per finire, il Cral dovrebbe arrangiarsi a gestire completamente il servizio con un proprio dipendente, perché non verrebbe più concesso, come in passato, un lavoratore distaccato per supportare il punto vendita. (g.a.)

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