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Malato da 8 mesi, l’azienda l’aiuta a guarire

Cartura: colpito da una malattia rara, rischia di morire. «Dico grazie anche ai medici e ai miei»

CARTURA. «Sono stati mesi difficili e molto duri, ma non mi sono mai sentito solo, anzi ho potuto contare sul sostegno dei miei familiari, dei medici e dei titolari dell’azienda per cui lavoro». Ora che il peggio è passato Massimo Faccio, 54 anni, magazziniere da trenta, vuole raccontare la sua storia e di come è tornato a vivere dopo l’aggressione di una malattia rarissima e il più delle volte letale, grazie all’affetto di chi gli stava vicino, alla preparazione del personale sanitario e a ...

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CARTURA. «Sono stati mesi difficili e molto duri, ma non mi sono mai sentito solo, anzi ho potuto contare sul sostegno dei miei familiari, dei medici e dei titolari dell’azienda per cui lavoro». Ora che il peggio è passato Massimo Faccio, 54 anni, magazziniere da trenta, vuole raccontare la sua storia e di come è tornato a vivere dopo l’aggressione di una malattia rarissima e il più delle volte letale, grazie all’affetto di chi gli stava vicino, alla preparazione del personale sanitario e alla solidarietà dei suoi datori di lavoro.

L’autunno scorso è stato colpito dalla sindrome di Guillain-Barrè, malattia che attacca in media una persona su 150 mila e danneggia il sistema nervoso periferico, portando alla paralisi e alla morte se le cure non sono tempestive. «Il 25 settembre ero arrivato all’ospedale di Schiavonia già in condizioni critiche», ricorda Massimo, «inviato dal mio medico di base che aveva intuito la gravità della situazione. Il neurologo ha individuato subito la malattia, che stava degenerando minuto dopo minuto e ha iniziato la cura con iniezioni di immunoglobuline. Me ne hanno somministrate 30 flaconi e mi hanno salvato la vita. I primi tempi sono stati duri: in una settimana avevo perso 11 chili e forti dolori che non mi facevano dormire. Sono stato ricoverato un mese in ospedale e poi altri due mesi a Conselve, nel centro di riabilitazione, per la fisioterapia che continuo a fare. Non potevo camminare, ho dovuto ricominciare da zero, non riuscivo nemmeno a parlare né a deglutire».

Nel primo periodo Massimo ha avuto bisogno di assistenza continua e qui ha trovato il sostegno di familiari e amici. Grazie alla fisioterapia ha fatto notevoli progressi ma non è ancora in grado di lavorare e deve proseguire la riabilitazione. «E qui devo ringraziare i titolari della mia azienda i quali, nonostante la lunga assenza, anziché licenziarmi sono disposti ad attendere il mio rientro e mi hanno anche fatto visita, portandomi il loro sostegno. L’azienda è la Lyra Bearing di Vigonza, specializzata in articoli tecnici per autoveicoli: voglio ringraziare i titolari Andrea, Marco e Cosimo Ricco, che mi hanno sempre incoraggiato e rassicurato in questo periodo difficile. Un ringraziamento va anche al mio medico di base, a tutta l’equipe di neurologia dell’ospedale di Schiavonia e a quella di riabilitazione a Conselve. Devo molto, poi, ai miei familiari, a mia moglie e mia sorella che si sono prese un mese di aspettativa a testa per accudirmi, insieme agli amici che si sono prestati a dare una mano nel lungo periodo in cui ho avuto bisogno di assistenza. Grazie a loro sono di nuovo in piedi e posso parlare e muovermi».

Nicola Stievano